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Il Sole 24 Ore venerdì scorso ha pubblicato un report su quanto è emerso in commissione Finanze al Senato in merito alla situazione delle riscossioni del sistema Italiano. Dall’analisi si evince che i debiti fiscali non pagati da cittadini ed imprese a gennaio valevano 1.279,90 miliardi di euro. Una cifra mostruosa, quasi doppia rispetto all’intero bilancio dello Stato che, per le previsioni finali di entrate è poco meno di 729 miliardi di euro e quarantacinque volte una manovra di bilancio che si aggira intorno ai 28 miliardi euro.

Di questa imponente massa da riscuotere poco meno della metà non verrà mai incassata dallo Stato o dagli enti locali: 537,5 miliardi sono classificati come crediti impossibile da riscuotere e 167,31 miliardi con un profilo di riscuotibilità non definibile. In pratica evasori che l’hanno fatta franca. Altro dato interessante è che 229 milioni di cartelle (il 75,9%) vale meno di mille euro e solo 290 mila superano i 500 mila euro pro capite: in pratica molti devono poco e pochi devono molto. A questo dobbiamo aggiungere un’altra osservazione: i debiti cumulati con il fisco dai lavoratori dipendenti sono tanti numericamente ma pesano solamente per il 23,4% del totale mentre i debiti degli autonomi e delle imprese, numericamente inferiore hanno un peso pro capite molto più imponente.

In attesa di capire cosa vorrà fare il Governo di questo immensa massa, possiamo fare subito due osservazioni: rottamazioni ed agevolazioni hanno accelerato l’aumento dei crediti, in sostanza molti sono indotte a non pagare nella consapevolezza che prima o poi lo Stato si dimenticherà o addirittura cancellerà il loro debito e la seconda è che i lavoratori dipendenti, forse per abitudine, sembrano più propensi ad accumulare meno debiti fiscali delle altre categorie.

Questo incipit ci aiuta a riflettere meglio sulla discussione politica che ha catalizzato l’attenzione della settimana: le polemiche sui bilanci della sanità umbra e sull’imminente aumento delle tasse (Irpef, Irap e bollo auto) nella nostra regione.

La Presidente Proietti e la sua Giunta hanno dato il via all’operazione verità sui conti della sanità annunciata fin dall’insediamento in Regione e, dopo una settimana di dibattito, è probabile che molti umbri abbiano le idee più confuse di prima.

L’unica cosa che si evince chiaramente dalla lettura dei giornali, dall’azione politica messa in campo da opposizione e maggioranza e dal sistema comunicativo della politica umbra è che il famoso detto “la matematica non è un’opinione” non vale più. I bilanci ed i numeri vengono interpretati e parafrasati come fossero testi poetici o opere d’arte e, ogni dato può essere ad oggi rivisto, riscritto e ridefinito in base alle esigenze.

Lo sbilanciamento di 243 milioni dei conti delle aziende sanitarie che hanno prodotto un buco di 90 milioni, numeri forniti dalla Presidente Proietti e certificati dall’azienda Kpmg, possono diventare nell’arco di ventiquattro ore, sulla bocca della ex presidente Tesei, 14 milioni di positivo e il paventato rischio commissariamento un “provocato allarme”, una macchinazione per mettere le mani in tasca ai cittadini umbri. Affermazioni dell’una e dell’altra schiera amplificate e fatte circolare dai “postatori seriali” (parenti, amici, politici e cittadini) che questa volta si improvvisano sui social network esperti di numeri e bilanci, come se parlare di sanità, calcio, numeri o porchetta fosse la stessa cosa.

Quale sia la situazione reale dei conti al netto delle polemiche lo scopriremo nel giro di qualche tempo, senza infilarci nel turbinio dei numeri possiamo per ora domandarci se la manovra fosse così urgente. Secondo quanto si legge sul sito della camera riguardo all’iter da seguire in caso di disavanzi della sanità regionale sembra che la presidente Proietti abbia seguito alla lettera l’iter del peggior scenario possibile e non si sia voluta prendere alcun rischio e, per evitare  l’ipotetica diffida da parte del Presidente del Consiglio dei Ministri che può avvenire entra il 30 aprile in caso di disavanzo del bilancio sanitario regionale, abbia optato per la pre-adozione di una manovra di bilancio, arma utile anche in vista dei confronti che si avranno con il Mef.

Riprendendo il tema tasse con cui abbiamo cominciato cercando di declinare meglio alcune parole di Berlusconiana memoria divenute ormai patrimonio della destra: “Vogliono mettere le mani in tasca ai cittadini”, il problema è che la frase andrebbe meglio declinata poiché per l’ennesima volta pagheranno i soliti noti mentre coloro che scappano davanti al fisco, continueranno a girarsi dall’altra parte: nel nostro paese a pagare le tasse e in questo caso ripianare i debiti, saranno per la maggior parte lavoratori dipendenti e pensionati (nel 2018 secondo l’associazione per la Legalità e L’equità Fiscale l’IRPEF, che è il grosso della manovra di bilancio Regionale, pesa su quelle categorie per l’83,75%).

Questo rende a primo impatto difficile da digerire l’incremento messo in atto dal Centro Sinistra umbro, fermo restando che se, come più volte promesso in campagna elettorale, questo sforzo facesse parte di un’azione organica di riorganizzazione e potenziamento del sistema sanitario regionale pubblico, alla fine potremmo anche guadagnarci. Se lo sforzo che si chiede fosse infatti accompagnato dal piano sanitario, quello che la destra non ha voluto mettere in atto in cinque anni, in cui oltre ad un coraggioso efficientamento e riorganizzazione della sanità regionale si preveda un depotenziamento della sanità privata, alla fine i conti per le tasche degli umbri potrebbero anche essere positivi. Pagare un po’ più tasse in cambio di una riduzione della quota di salario che ogni anno siamo costretti a spendere per curarci potrebbe essere l’unico modo per farci digerire l’ennesimo salasso. Nel frattempo però per essere credibili nei confronti di noi onesti, lo Stato e gli Enti locali dovrebbero essere intransigenti con chi le tasse non le paga.

Il Professor Brancaccio in Democrazia Sotto Assedio – Piemme editore, ci ricorda come Antonio Labriola, rivoluzionario marxista, affermava che fare giustizia attraverso le tasse fosse “L’utopia dei Cretini”. Oggi che le rivoluzioni sono aimè lontane e che essere onesti con lo Stato è diventata quasi una colpa, non toglieteci almeno la soddisfazione di veder pagare chi solitamente davanti al fisco fischietta indifferente.

 

I GIUDIZI, I COMMENTI E I PENSIERI ESPRESSI IN QUESTO PEZZO SONO OPINIONI PERSONALI E NON SONO IN ALCUN MODO ATTRIBUIBILI ALL’AMMINISTRAZIONE PUBBLICA PER CUI L’AUTORE LAVORA O ALL’AMMINISTRAZIONE PUBBLICA IN GENERALE. OGNI PAROLA DEL PEZZO NON INTENDE NUOCERE AL PRESTIGIO, AL DECORO O ALL’IMMAGINE DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E VIENE ESPRESSA COME LIBERA MANIFESTAZIONE DEL PROPRIO PENSIERO COME SANCITO DALL’ARTICOLO 21 DELLA COSTITUZIONE

Alessandro Placidi

Alessandro Placidi

Lavoro nella Pubblica Amministrazione come istruttore contabile dopo aver fatto per anni l'operaio metalmeccanico. Sono attivista sindacale della CGIL, amo fare sport all'aria aperta e viaggiare zaino in spalla; m'interessa la politica nazionale e locale. Non possiamo fare a meno di giudicare l'oggi per costruire il futuro: analizzare i fatti che accadono sotto casa nostra per inserirli nel contesto del mondo in cui viviamo può aiutarci a creare, anche in un "territorio disperso" come il nostro, una coscienza comune per costruire un mondo con meno disuguaglianze, razzismo, inquinamento e sfruttamento.

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