La Festa della Donna è passata ormai da qualche settimana e nonostante anche quest’anno, come da tradizione, si siano donati quantità abbondanti di mimose e più in generale di fiori, la condizione della donna non è cambiata poi molto, anzi. Il tema del gender gap è stato già ampiamente affrontato tra le pagine di questo blog (leggi qui) eppure, nonostante sia passato del tempo, la situazione non è così rosea, per rimanere in tema.
Potrei portare la mia esperienza personale, come tante (quale donna, almeno una volta, ad esempio non ha subito discriminazione e declassamento sul posto di lavoro?) ne avrei di situazioni e di esperienze da raccontare, ma desidero anche stavolta rimanere nell’oggettività lasciando parlare i report ufficiali, i numeri raccolti e persone più autorevoli.
Scendiamo subito nel dettaglio della nostra Regione. La CGIL, in occasione dell’8 marzo Giornata internazionale della donna, si è espressa nella persona della segretaria generale della Cgil Umbria, Maria Rita Paggio, e della segretaria regionale Stefania Cardinali, con delega alle politiche di genere, che sono intervenute sul tema della condizione femminile in Italia e in Umbria, dipingendo purtroppo un triste scenario. Il sindacato si esprime come segue:
“Gli anni passano ma le distanze fra i generi permangono. L’emancipazione femminile è un percorso a ostacoli, il gender gap è più vivo che mai e la violenza di genere continua a rappresentare una problematica sociale grave e diffusa. Alla luce di questo inquietante scenario, aumentare i salari, garantire un lavoro stabile e sicuro, attuare politiche di conciliazione vita-lavoro strutturali, e non basate sui bonus, rappresentano delle priorità per il futuro e la coesione sociale del Paese e dell’Umbria”.
Quello su cui si spinge sono riforme che siano capaci di cambiare questa prassi, a iniziare dalla piaga della violenza di genere. La segretaria generale e la segretaria regionale affermano che “Contrastare la violenza di genere richiede azioni complesse ed è necessario non solo potenziare i centri antiviolenza e i consultori, o introdurre l’educazione sessuale ed affettiva a partire dalle scuole, ma anche che le donne raggiungano una reale indipendenza economica, lavorativa e abitativa. L’aumento della partecipazione al mercato del lavoro delle donne sarebbe fondamentale per il sistema economico nazionale, ma a oggi (dati Istat maggio 2024), invece, il tasso di occupazione per gli uomini è del 70,9% mentre per le donne è fermo al 53,5%, con un differenziale del 17%”. Aggiungono inoltre che “Uno studio della Cgil sul gender pay gap indica che quasi la metà delle nuove assunzioni di donne negli ultimi due anni è a tempo parziale. Istat certifica poi che il reddito da lavoro è per le donne più basso, anche a parità di ore lavorate, aggirandosi intorno al 25% nel privato e al 17% nel pubblico. Tutto ciò si riversa sulle donne anziane che vanno in pensione più tardi e più povere, con un gap di genere del 36%. Al contrario, per quanto riguarda il livello di istruzione, nel 2023 le donne hanno superato gli uomini sia tra i diplomati (52,6%) che tra i laureati (59,9%), ma questo non si traduce in una maggiore presenza nelle posizioni di vertice nel mondo del lavoro. Se poi pensiamo al tema dei bassi salari umbri, problema grave e noto per tutta la forza lavoro regionale, questo diventa drammatico per le donne umbre (-6,3% rispetto alla media nazionale e -10.9% rispetto al Centro Nord) confinandole in una condizione di grave penalizzazione”. Concludono affermando che “Mentre cresce l’allarme per la crisi demografica non si affrontano i nodi strutturali che lo determinano tra i quali la condizione economica delle donne e delle coppie in età fertile: oggi la spesa media per sostenere un figlio da 0 a 18 anni è intorno ai 140mila euro, ma la retribuzione dei cittadini italiani tra i 25 e i 44 anni di età non raggiunge in media i 30mila euro annui lordi. Le donne continuano a farsi carico della maggior parte del lavoro di cura, tema che riguarda non solo la condizione di maternità, ma anche quello della disabilità e della non autosufficienza delle persone anziane delle quali sono quasi esclusivamente le donne a farsi carico.”
Un banco di prova importante per innescare il cambio di rotta lo si avrà in occasione del Referendum di quest’anno dove vengono in parte affrontati i temi finora esposti (per saperne di più sul referendum leggi qui).
L’8 e 9 giugno i cittadini italiani sono chiamati alle urne per votare per 5 referendum abrogativi. Brevemente: 4 quesiti referendari hanno come tema il lavoro e il quinto è sulla cittadinanza.
Il primo quesito riguarda lo stop ai licenziamenti illegittimi, il secondo una maggior tutela per lavoratrici e lavoratori delle piccole imprese, il terzo è sulla riduzione del lavoro precario, il quarto è per una maggior sicurezza sul lavoro e infine il quinto una maggior integrazione con la cittadinanza italiana.
Raggiungere il quorum nei referendum, si sa, è sempre difficile, ma dinanzi alla drammatica situazione finora descritta, l’appuntamento di giugno rappresenta un’occasione per dare una svolta in tema di diritti, di giustizia e di equità.
Puoi approfondire il tema delle differenze retributive, leggi “La struttura delle retribuzioni in Italia” realizzato da Istat qui.
Il report CGIL puoi approfondirlo qui
Per saperne di più sul Referendum leggi qui.