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Gli interventi del Governo Draghi sembrano portare verso l’ennesimo tentativo di privatizzazione della rete idrica mentre a livello locale l’azione politica dell’amministrazione Valentini non considera l’emergenza come primaria

Quando arriva l’estate sistematicamente nel comune di Gualdo Cattaneo iniziano i disservizi per quanto concerne la distribuzione dell’acqua. Le chiusure notturne sono da anni la norma per la zona di S. Terenziano, l’area più popolosa del comune. Quest’estate, a causa del prolungamento dei lavori di manutenzione straordinaria della rete idrica e della grave siccità le interruzioni si sono verificate nell’intero territorio. Le sospensioni del servizio hanno interessato inoltre i comuni di Montefalco, Castel Ritaldi, Bevagna e Giano dell’Umbria. Un fenomeno locale? Naturalmente no, le reti idriche del nostro paese sono un colabrodo. Secondo l’Istat il 41,4% del totale dell’acqua immessa nelle reti di distribuzione è dispersa prima di arrivare nelle abitazioni dei cittadini. In Umbria la percentuale di dispersione è del 46,8% sopra la media nazionale e in linea con il dato specifico del nostro comune 46,45%. Che soluzioni e quali azioni politiche si cercano nel nostro Comune e più in generale nel paese? A Gualdo Cattaneo il problema diventa importante per gli amministratori solamente quando in fase emergenziale i cittadini si lamentano poi, una volta superata la fase critica, l’argomento torna nel dimenticatoio. Nell’azione politica amministrativa della maggioranza Valentini, la questione non sembra di primaria importanza dato che non ve n’è traccia nelle linee programmatiche di mandato 2019-2024 approvate dalla maggioranza “del cambiamento” e neppure nel Documento Unico di Programmazione lo strumento che permette l’attività di guida strategica ed operativa degli enti locali. Se nulla si muove su questo fronte a livello comunale, niente di buono sembra arrivare dal “salvifico” governo Draghi e dai fondi europei del Pnrr. Nel piano d’investimenti che dovrebbe rilanciare il nostro paese sono stanziati solamente 900 milioni di euro (circa lo 0,45% dei fondi totali disponibili) per la riduzione delle perdite nelle reti di distribuzioni dell’acqua. Al contempo però se i fondi non sembrano sufficienti ad ammodernare una rete vetusta, il 35% delle condutture ha un’età compresa tra i trentuno e i cinquanta anni, ci sono interessanti e pericolose novità normative. Il problema, infatti, per il Governo centrale non è la mancanza d’investimenti ma, un’insufficiente presenza di gestori industriali e l’ampia quota di gestione in economia (molti acquedotti sono ancora sotto il controllo diretto dei comuni). Ecco dunque che la riforma normativa sarà rivolta a rafforzare il processo di industrializzazione del settore favorendo la costituzione di operatori integrati, pubblici o privati, in grado di realizzare economie di scale e garantire una gestione efficiente degli investimenti e delle operazioni. Nelle linee guida per la realizzazione della legge sul mercato e la concorrenza si dice appunto che, dovrà essere chiarito il concetto stesso di servizio pubblico e che, “si dovrà assicurare un ricorso più responsabile al meccanismo dell’in house providing introducendo specifiche norme finalizzate a imporre all’amministrazione una motivazione anticipata e rafforzata che dia conto del mancato ricorso al mercato”. In parole povere le amministrazioni locali dovranno giustificare anticipatamente la decisione di gestire attraverso società di diritto pubblico o in maniera diretta l’erogazione di servizi. Si continua quindi con le vecchie ricetta liberiste messe in atto nel nostro paese negli ultimi trent’anni: privatizzazioni. Le stesse ricette che hanno peggiorato la qualità dei servizi pubblici essenziali aumentandone i costi, basta pensare ad Autostrade, alla Sanità, ai trasporti, alla produzione e distribuzione di energia ed ai servizi Postali tanto per fare gli esempi più eclatanti. Quella del “governo dei migliori” e dell’amministrazioni locali del cambiamento più che una rivoluzione sembrano proprio una restaurazione.

Alessandro Placidi

Alessandro Placidi

Operaio metalmeccanico e attivista sindacale. Amo fare sport all'aria aperta e viaggiare zaino in spalla, m'interesso di politica nazionale e locale. Non possiamo fare a meno di giudicare l'oggi per costruire il futuro: analizzare i fatti che accadono sotto casa nostra per inserirli nel contesto del mondo in cui viviamo può aiutarci a creare, anche in un "territorio disperso" come il nostro, una coscienza comune per costruire un mondo con meno disuguaglianze, razzismo, inquinamento e sfruttamento.

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