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Molto spesso è difficile correlare ciò che accade dentro le “stanze del potere” con la vita di tutti i giorni. Le decisioni prese dai nostri Governanti ci sembrano cosi distanti che le notizie lette su un quotidiano o ascoltate in qualche notiziario sembrano non toccarci. Alla prova dei fatti non è cosi. Le scelte fatte a Roma (O in Germania!) si ripercuotono nelle nostre abitudini e nella nostra vita: esempio lampante è per Gualdo Cattaneo la parziale chiusura dello Sportello Postale del Capoluogo oggetto del “piano di riorganizzazione della rete degli uffici Postali” che vede nell’intera penisola coinvolti 1064 sportelli tra razionalizzazioni (609) e chiusure (455). Andiamo con ordine cercando di capire le trasformazioni in atto da tempo alle poste. I processi di liberalizzazione e di trasformazione iniziano nel lontano 1998 quando Poste Italiane diventa una s.p.a. Pochi anni dopo tutto il servizio postale è liberalizzato e l’azienda, di cui il ministero del tesoro controllava il 100% del capitale azionario, può proseguire il processo di disgregazione e incremento dei settori di attività. A oggi i 145.000 dipendenti di Poste Italiane oltre a garantire il servizio postale universale sono dispiegati in vari settori: dal trasporto merci e persone (S.D.A. COURRIER EXPRES, MISTRAL AIR s.r.l.) ai servizi di vendita di prodotti finanziari e assicurativi (POSTEVITA-POSTEASSICURA). Si passa dalla telefonia (POSTE MOBILI SPA) all’e-commerce (POSTE SHOP) oltre ad altre attività minori (POSTECOM, POSTEL, POSTE TRIBUTI). Il ventiquattro gennaio 2014 l’accoppiata Letta-Saccomanni nel continuare a svolgere i famosi “compiti a Casa” assegnati dalle istituzioni europee fa approvare un decreto ministeriale per avviare il processo di privatizzazione di Poste Italiane. La sostituzione del capo del governo e l’arrivo del segretario Pd Matteo Renzi a Palazzo Chigi naturalmente non cambia le cose: le vecchie ricette liberiste quali svendita di patrimoni e competenze pubbliche diventano a colpi di tweet innovazione quindi il piano di privatizzazioni e liberalizzazioni accelera. Nei primi mesi del 2015 proprio mentre al Senato della Repubblica l’AD Francesco Caio presenta il “Prospetto di riorganizzazione della rete degli uffici postali” ricevendo dagli Onorevoli il benestare per la razionalizzazione o la chiusura dei presidi postali economicamente meno sostenibili, a Gualdo Cattaneo il Sindaco riceve, tramite posta, la comunicazione dalla direzione Provinciale della modifica degli orari di apertura dell’Ufficio Postale del Capoluogo. Il presidio chiuderà il martedì e il giovedì, naturalmente nel rispetto delle vigenti Normative che stabiliscono i “Criteri di distribuzione dei punti di accesso alla rete postale pubblica”. Il sette settembre 2015, nonostante lo scambio di missive e gli incontri avvenuti nei mesi precedenti tra Amministrazione Comunale e Poste Italiane, la razionalizzazione nel nostro territorio ha inizio con la parziale chiusura dello sportello del Capoluogo, la seconda in pochi anni dopo quella della frazione Pozzo. Il dodici ottobre comincia la svendita delle Poste con la quotazione in Borsa del 38% del patrimonio valutato meno di quattro miliardi di euro. Quello che succede oggi in Italia e quindi nel nostro Comune è già storia in molti paesi europei: Olanda e Svezia sono state le prime nazioni a privatizzare e oggi si ritrovano uffici e postini diminuiti di un terzo, un forte aumento del costo (francobollo aumentato del 90% nel paese Scandinavo!) e trasferimenti dei servizi postali nei supermercati. In Inghilterra, l’ultima ondata di privatizzazione fortemente voluta da Cameron, ha visto coinvolta Royal Mail s.p.a. A un anno di distanza dalla quotazione in borsa, è aumentato del 75% il valore delle azioni, un forte guadagno per gli investitori che mal si sposa con la ristrutturazione messa in atto: ennesimo piano di chiusure di uffici e molti licenziamenti. In definitiva le privatizzazioni dei servizi postali fino ad oggi portano ovunque le stesse conseguenze: tagli sul lavoro e diminuzione del numero degli uffici. Non è più garantito un servizio ai cittadini ma si ragiona in termine di mercato: gli uffici meno remunerativi che prima si reggevano grazie ai guadagni e alla redditività dei grandi centri sono chiusi, la posta è consegnata ogni due giorni o addirittura mai e sia Il numero di posti di lavoro sia le condizioni peggiorate.

Che cosa può fare un Sindaco di un piccolo Comune e la sua giunta davanti ad eventi cosi macroscopici? Sicuramente gli strumenti a disposizione non sono molti, le poste sono ormai un’azienda privata che fa le sue scelte.  Ben vengano gli incontri e le missive dell’ultimo anno, il tentativo di aprire un tavolo di trattativa con la direzione provinciale di Poste è apprezzabile. Utile la collaborazione con ANCI e gli altri comuni coinvolti nel piano. Necessario, vista la mancanza di risultati ottenuti fino ad oggi, rivolgersi alla magistratura che ha bloccato, almeno temporaneamente, alcune chiusure. Prima o poi però le carte andranno scoperte per capire quale strategia e quale idea ha la nostra amministrazione in merito all’erogazione dei servizi compresi quelli postali. Che cosa significa per l’Amministrazione di Gualdo Cattaneo riorganizzare i quattro uffici postali del comune? Va chiarito se i castelli, in primis il Capoluogo (centro storico più grande), sono ancora considerati strategici come luoghi nei quali è possibile erogare servizi facendoli rimanere posti appetibili in cui vivere o se, si preferirà svuotarli definitivamente di quel poco che rimane e relegarli al ruolo di “dormitori desolati”. Si preferirà fare alla dirigenza di Poste Italiane un’offerta di riorganizzazione “economicamente allettante”, barattare cioè il benestare sulla chiusura di due o tre piccoli centri postali, per aprirne uno più efficiente e produttivo o, si tenterà di salvare l’utilità sociale dei presidi presenti nei centri storici? La speranza è che gli Amministratori tentino la seconda strada, quella più difficile, e che s’ispirino alle parole del postino napoletano Mattia della simpatica commedia Benvenuti al Nord il quale parla del famigerato progetto e.r.p.e.s. per la riorganizzazione degli uffici Postali in questi termini: “… la posta è fatta di vecchietti che vengono lì per raccontare le proprie storielle, i propri fattarelli; d’innamorati che vengono lì per avere una parola di conforto quindi questo progetto non funziona …”.

Alessandro Placidi

Alessandro Placidi

Operaio metalmeccanico e attivista sindacale. Amo fare sport all'aria aperta e viaggiare zaino in spalla, m'interesso di politica nazionale e locale. Non possiamo fare a meno di giudicare l'oggi per costruire il futuro: analizzare i fatti che accadono sotto casa nostra per inserirli nel contesto del mondo in cui viviamo può aiutarci a creare, anche in un "territorio disperso" come il nostro, una coscienza comune per costruire un mondo con meno disuguaglianze, razzismo, inquinamento e sfruttamento.

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