Ambiente & AgricolturaArchivio

CHI SI RICORDA DELLA FORNACE

By 5 Febbraio 2017Luglio 6th, 2021No Comments
image_pdfimage_print

Quando, nel giugno del 2014, venne presentato il progetto della variante stradale che interessa la frazione di Bastardo e il risanamento della provinciale 451 che collega la frazione di Giano dell’Umbria a Spoleto, fu accolto con un sospiro di sollievo. Finalmente il traffico pesante non avrebbe più transitato per il centro di Bastardo e le vie principali sarebbero finalmente state sistemate costruendovi anche rotatorie e marciapiedi. Un investimento a sette cifre quello della Regione, che avrebbe riqualificato un’area da troppo tempo dimenticata. E così iniziarono i lavori, di certo non illuminati dalla luce di una buona stella. Basti pensare al black out subito in gran parte del quartiere o all’attuale blocco dei lavori. In entrambi i casi si tratta di errore umano. Ma intanto possiamo ritenerci fortunati perché dopo una lunga attesa i lavori sono iniziati e, prima o poi, dovranno finire. Si spera. La nuova strada passerà tangente a quell’ampia area nota con il nome di Fornace di Bastardo: una fabbrica di laterizi di cui si ha notizia già dagli ultimi decenni del XIX secolo. Nel 1929 l’ingegner Francesco Bruno acquistò la grande fabbrica e diede l’incarico all’architetto Tasca di realizzare il progetto di ammodernamento. L’ingegnere aveva già investito sul territorio dal 1918, quando era tornato dall’America fondando una società di estrazione mineraria e ponendo in luce quella che sarebbe stata la futura centrale. Nella Fornace giungeva una diramazione della ferrovia che trasportava la lignite alla Centrale di Bastardo che si sviluppava nelle vicinanze, proprio al di là della strada. La lignite che giungeva così alla Fornace veniva impegnata come combustibile per la cottura dei laterizi. L’impianto in questione produceva 40.000 laterizi al giorno e occupava una superficie di 80.000 mq a cui si aggiungeva l’area della cava di 40.000 mq. La fabbrica rimase in funzione fino al 1955 e a seguito di un periodo di inattività, nel 1963 fu riavviata grazie all’intervento dell’Industria Tacconi (SILT) e continuò a lavorare fino alla definitiva chiusura avvenuta nel 1988. Sono cambiati i proprietari nel corso di questi decenni ma l’impianto resta ancora lì, anche se un po’ nascosto da strutture più recenti. È da considerarlo ormai un tangibile esempio di quella che gli studiosi definiscono archeologia industriale. Chissà, forse quando termineranno i lavori e la variante sarà finalmente utilizzabile, i tanti fruitori, meravigliati, si renderanno finalmente conto della presenza di questo grande impianto, abbandonato e cadente, e magari a qualcuno verrà il desiderio, e sarebbe anche ora, di porre sul tavolo il problema.

Sara Trionetti

Sara Trionetti

L’arte e la letteratura mi appassionano da sempre, perciò intraprendo studi classici. L’attaccamento all’Umbria si esprime in ambito accademico con tesi specialistiche legate al territorio, poi in ambito lavorativo, prestando servizio in molti musei della Regione, e infine come guida escursionistica e accompagnatore turistico. Con passione accompagno italiani e stranieri alla scoperta della storia, delle tradizioni, del buon cibo e della natura della mia amata Umbria. I tramonti mi commuovono, il panorama dalle vette delle montagne anche. Le mie giornate sono piene di ore di studio, escursioni con Foresta e sport. Sono cresciuta nel volontariato, attività che ho svolto con impegno e dedizione. Sono una di quelle persone che ha scelto di rimanere perché crede nelle potenzialità di questo territorio.

Leave a Reply