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Per inquadrare quello che dal 7 ottobre 2023 sta accadendo tra Palestina e Israele proponiamo una breve cronologia degli eventi più importanti accaduti da più di un secolo. Le fonti principali a cui abbiamo attinto sono: “Storia d’Israele” pubblicata a puntate su “Il Fatto quotidiano” a cura di Marco Travaglio e il capitolo “la nascita di Israele e la questione mediorientale” di Vincenzo Pinto dell’enciclopedia “L’età moderna e contemporanea” a cura di Umberto Eco, la Biblioteca di Repubblica e l’Espresso. Altre fonti secondarie sono state Wikipedia e l’enciclopedia on line Treccani. Naturalmente il lavoro che presentiamo è semplice, sicuramente non approssimativo ma nemmeno approfondito, è uno spunto da cui partire per leggere meglio l’intervista che abbiamo pubblicato (qui) e magari anche uno stimolo per chiunque voglia studiare in maniera dettagliata la questione mediorientale.

1897 – Durante le persecuzioni anti ebraiche della Russia Zarista (Pogrom) e ad una generale recrudescenza del sentimento anti ebraico nel cuore dell’Europa, Theodor Herzl giornalista ungherese che aveva scritto un libro dal titolo “lo stato ebraico” presiede il I° Congresso Mondiale Sionista: “lo stato degli Ebrei è una necessità mondiale , tanto per gli ebrei quanto per i gentili”  sono le parole simbolo dell’iniziativa

 

Theodor Herzl

1901 – Nel quinto congresso mondiale sionista di Basilea viene deciso di iniziare a raccogliere donazioni con cui l’anno seguente nascerà il fondo nazionale ebraico per acquistare terreni in Palestina in cui ospitare i primi insediamenti: nascono i Kibbutz, comunità agricole a gestione collettivistica d’ispirazione socialista

1917 – Arthur James Balfour ministro degli esteri britannico dichiara ufficialmente che “il Regno Unito vede con favore la fondazione in Palestina di un focolare nazionale per il popolo ebraico”

1920/22/23 – Conferenza di S. Remo; Consiglio Società delle Nazioni; accordo di pace di Losanna: viene affidato alla Gran Bretagna il mandato palestinese dopo la sconfitta dell’impero ottomano nella prima guerra mondiale, il Regno Unito oltre a governare quel territorio ha il compito di creare “un focolare nazionale ebraico” senza che vengano lesi i diritti civili e religiosi di tutti gli abitanti della Palestina (gli arabi musulmani e cristiani)

1922 – La dirigenza araba palestinese sotto la guida del Gran Muftì di Gerusalemme non sottoscrive il testo del “libro bianco di Churchill” ritenendo illegittimo il diritto sionista ad un focolare nazionale ebraico in Palestina

1939 – La Gran Bretagna con il fine di salvaguardare i propri interessi coloniali sostiene in Palestina ora una, ora l’altra fazione (Arabi/Sionisti). Viene emanato il “libro bianco McDonald” che limita l’immigrazione sionista, l’acquisto di terreni e stabilisce la creazione di uno stato palestinese a maggioranza araba

1946 – Navi cariche di profughi scampati ai lager in arrivo in Palestina vengono respinte dalle autorità britanniche; per rappresaglia il gruppo ebraico armato Irgun Zwai Leumi compie un attentato presso l’Hotel King David quartier generale inglese, che causa quasi cento morti e molti feriti tra militari e civili

1947 – Londra annuncia il ritiro dalla Palestina. L’Onu emana la risoluzione 181 che prevede la divisione della Palestina in due Stati uno arabo e uno ebraico con Gerusalemme “Zona Internazionale” sotto l’egida delle Nazioni Unite: la risoluzione viene accettata dal nascente Stato Ebraico e respinta dalla Comunità Araba

Piano di spartizione del territorio previsto dalla risoluzione Onu 181 del 1947

1948 – 14 maggio David Ben Gurion proclama la nascita dello Stato d’Israele. Il 15 maggio i sei eserciti della Lega Araba (Egitto, Libano, Siria, Transgiordania, Iraq e Arabia Saudita) entrano in Palestina per “cancellare il cosiddetto stato d’Israele”. La prima guerra arabo-israeliana si conclude alla fine del ’48 con la sorprendente vittoria del neo nato stato Israeliano che annette parti di quello che doveva essere il nuovo stato palestinese. Per più di 700.000 palestinesi musulmani e cristiano è la nakba” (catastrofe), cacciati dalle proprie case lasciano Israele e sono costretti a rifugiarsi in Transgiordania e nella West Bank (Cisgiordania) creando un problema umanitario e politico di immense dimensioni e ancora oggi non risolto, quello dei campi profughi di palestinesi creati nei paesi arabi e gestiti dal 1949 dalle Nazioni Unite (UNRWA).

1949 – Si conclude ufficialmente con una serie di armistizi la prima guerra Arabo-Israeliana che ridisegna i confini

Nuova ripartizione territoriale dopo l’armistizio del 1949

 

1955 – Il Presidente socialista egiziano Gamal Abdel Nasser assume il controllo del Canale di Suez

1956 – Nasser nazionalizza il canale di Suez e lo chiude alle navi commerciali Israeliane. Francia, Gran Bretagna e Israele intervengono con l’appoggio degli Usa. La seconda guerra arabo-Israeliana che ne consegue dura pochi giorni (29 ottobre-5 Novembre) e malgrado il tracollo dell’esercito egiziano, grazie all’intervento delle Nazioni Unite che costringe Israele e le forze europee a ritirarsi dal Sinai che era stato facilmente conquistato, emerge la figura e la personalità del presidente egiziano Nasser come leader di un nuovo “panarabismo” laico, terzomondista e antimperialista.

1964 – Nasce l’Organizzazione Nazionale per la liberazione della Palestina (OLP): pensata da Nasser per governare la resistenza Palestinese e tentare di normalizzare la situazione lungo il confine Israeliano, diventa il cuore pulsante del nuovo nazionalismo palestinese di matrice laico e autonomo

Conquiste Israeliane dopo la Guerra dei 6 giorni

1967 – 05/06: Guerra dei sei Giorni: assediato da assembramenti di truppe ai suoi confini su tre fronti (Egitto-Siria-Giordania) Israele scatena una “guerra preventiva” e con l’operazione focus annienta le flotte aeree dei nemici. Il Sinai viene occupato dalle truppe del generale Ariel Sharon, Israele conquista inoltre il Golan, la Cisgiordania e Gerusalemme. In sei giorni triplica i propri territori

22/11: Risoluzione 242 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu: si chiede il ritiro di Israele ai confini pre-guerra e la pace nei territori. Israele la viola immediatamente annettendo Gerusalemme Est, proclamando la città santa riunificata capitale, pone i territori occupati sotto amministrazione militare iniziando l’insediamento di coloni; l’obiettivo nel lungo periodo è quello di costringere ad emigrare la popolazione Palestinese. I paesi della lega araba riuniti a Khartum di fronte alla proposta di Israele di negoziare un accordo proclamano i tre famosi “no”

1968/69 – I Fedayìn palestinesi riuniti nella OLP usano i campi profughi della West Bank per attaccare il regime giordano di Re Hussein ritenuto troppo remissivo con Israele, il leader più carismatico della OLP è Yasser Harafat fondatore di Al-Fatah. Viene fondato il Partito Laburista Israeliano: riformista, sionista e di centro sinistra

1970 – Guerrieri dell’OLP dirottano e fanno esplodere aerei nell’aeroporto di Zarqua, il Re Houssein di Giordania temendo di essere rovesciato decide di smantellare con la forza le basi dell’OLP ad Amman. Una violentissima repressione militare contro guerriglieri e civili provoca lo sterminio fra i 3 – 5 mila palestinesi; è il “settembre nero

1971 – Muore il presidente egiziano al quale succede Sadat. Il fronte arabo si indebolisce e perde prestigio

Evoluzione dei confini dopo la Guerra del Kippur

1972 – il nazionalismo palestinese più estremista adotta la tecnica del terrorismo contro civili ebrei all’estero come strategia di lotta; il gruppo armato “settembre nero” staccatosi da al-fatah alle olimpiadi di Monaco di Baviera sequestra e uccide in diretta mondiale undici atleti israeliani

1973 – Guerra del Kippur: mentre in Israele si festeggia la festività ebraica più sacra (6 ottobre) lo Yom-Kippur gli eserciti di Egitto e Siria aiutati da tutta la Lega Araba attaccano lo Stato ebraico cogliendolo di sorpresa. Dopo otto giorni di terrore e morti lo stato Israeliano si riorganizza e, grazie anche all’apporto decisivo del “cavallo pazzo” Sharon richiamato alle armi, sconfigge di nuovo gli arabi: l’esercito con la stella di David ha occupato un pezzo importante dell’Egitto arrivando alle porte del Cairo. Malgrado la vittoria gli Israeliani si rendono conto di non essere invulnerabili

1974 – Arafat parla di fronte all’assemblea generale delle nazioni unite sventolando il ramoscello d’ulivo e il Kalashnivov: in quel celebre discorso il leader dell’Olp paragona il sionismo al colonialismo e afferma che lo scontro non ha motivi religiosi o nazionalistici e non è uno scontro di civiltà ma afferma che, la questione palestinese “[…] È la causa di un popolo privato della sua patria, disperso e sradicato, che vive principalmente in esilio e nei campi profughi […]qui

1975 – L’Onu approva la risoluzione 3379 che definisce il sionismo una forma di razzismo e discriminazione razziale

1976 – La Siria invade il Libano dilaniato da guerre civili tra varie milizie islamiche e cristiano maronite aizzate allo scontro da vari paesi su tutti Usa, Urss e Iran.

1977 – Dopo decenni di governo di sinistra in Israele si impone la coalizione del Likud guidata da Herut Menahem Begin. A novembre il Presidente egiziano Sadat invitato dal primo ministro Israeliano visita Gerusalemme dopo trenta anni e riconosce il diritto all’esistenza di Israele

1978 – Incontro Israele Egitto a Camp David nel Maryland

Anwar Al-Sadat (Egitto) e Menachem Begin (Israele) si stringono la mano a Camp David davanti al presidente Usa Jimmy Carter

Accordi di Camp David Israele Egitto nuovi confini

1979 – Accordi di Camp David: con la mediazione del presidente Usa Carter Israele ed Egitto firmano la pace. Israele si impegna a ritirarsi dal Sinai senza concessioni sui territori occupati, Gaza divenuta invivibile con i suoi campi profughi non torna sotto il controllo egiziano e rimane sotto l’occupazione israeliana

1981 – Il presidente egiziano Sadat viene assassinato da un integralista islamico che voleva punirlo per la pace stipulata con lo stato ebraico. L’Olp guidato da Arafat attacca Israele dal Libano.

1982 – Israele invade il Libano. L’azione si conclude con un fallimento clamoroso: Arafat che era l’obiettivo principale riesce a partire indenne da Beirut, le milizie cristiano maronite alleate di Israele entrano nei campi profughi di Sabra e Chatila e fanno strage di civili (più di tremila persone) con il tacito assenso delle forze militari con la stella di David guidate dal ministro della difesa Sharon.

Nasce Hezbollah il “partito di Dio” foraggiato da Teheran che riunisce un milione di sciiti nel sud del libano e comincia a martellare con i missili i Kibbutz dell’alta galilea.

1983 – Begin dopo la debacle libanese si dimette: in Israele si succederanno per un decennio governi di unità nazionale con la rotazione di Shimon Peres (Laburista) e Yitzhak Shamir (Likud)

1985 – Il gruppo terroristico FPLP del filosiriano Abu Abbas dirotta e sequestra la nave da crociera italiana Achille Lauro. Arafat media la liberazione degli ostaggi con il governo italiano guidato da Craxi (Presidente del consiglio) e Andreotti (Ministro Degli Esteri). Regan fa dirottare l’aereo che trasporta i terroristi e lo fa atterrare a Sigonella con lo scopo di prelevarli e farli processare negli Usa. Craxi schiera i carabinieri evitando il blitz dei marines. Dopo aver giurato agli Stati Uniti che l’intero commando verrà processato in Italia (era stato ucciso e buttato in mare un paraplegico ebreo americano) il governo italiano lascia fuggire Abbu Abbas che troverà rifugio in Iraq dopo essere stato in Jugoslavia e in Yemen. Le truppe americane lo uccideranno con un blitz nella sua villetta appena fuori Baghdad durante l’invasione dell’Iraq del 2003

Bambino palestinese lancia un sasso contro tank Israeliano durante la prima intifada

1987 – I palestinesi si rivoltano in massa contro Israele, scoppia l’intifada: sei anni di boicottaggi, proteste, scioperi, violenze e repressioni sconvolgono il medio oriente. Moriranno più di duemila palestinesi e centosessanta israeliani. Le foto dei ragazzi Palestinesi che lanciano sassi contro i carri armati Israeliani sono il simbolo di questa fase dello scontro. Nasce Hamas (Movimento islamico di Resistenza), organizzazione politico militare sunnita e fondamentalista; fin dalla sua nascita gestisce programmi sociali portando nella Striscia di Gaza ospedali, scuole e biblioteche. Ha come obiettivo politico quello della distruzione d’Israele e il ritorno a prima del 1947; la sua ala militare le brigate Al-Qasam organizzano e rivendicano attentati kamikaze contro obiettivi civili e militari israeliani. Polemizza e non riconosce i vertici dell’Olp che considera corrotti.

1988 – Arafat dichiara di rinunciare al terrorismo come strumento di lotta e riconosce lo stato d’Israele

1989 – Cade il muro di Berlino e inizia la dissoluzione dell’Urss

1990 – L’Iraq di Saddam Hussein invade il Kuwait e attacca con missili scud Tel Aviv e Haifa con l’obiettivo di allargare il conflitto, Arafat si schiera con Saddam e per la prima volta Israele sotto la guida del presidente Samir del Likud non risponde militarmente ad un attacco. Il Kuwait una volta liberatosi dall’invasore grazie al supporto dell’occidente (Prima guerra del Golfo) espelle per rappresaglia mezzo milione di Palestinesi

1992 – I Laburisti vincono le elezioni in Israele, Yitzahak Rabin diventa primo ministro e Peres ministro degli esteri

1993 – Il 13 settembre Rabin e Arafat a Oslo firmano uno storico accordo di pace nel quale i palestinesi si impegnano ad abbandonare il terrorismo e gli israeliani a rinunciare alla colonizzazione dei territori Palestinesi. I due leader politici con Clinton (Presidente Usa) e A. Kozyrev (Ministro Esteri Fed. Russa) firmano un documento in cui si stabilisce il riconoscimento reciproco, l’istituzione di un’autorità provvisoria di autogoverno Palestinese (ANP) in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, l’equa distribuzione delle risorse idriche e un assetto basato sulle risoluzioni Onu 242-338

Storica stretta di mano tra Rabin (Israele) e Arafat (Palestina) sotto lo sguardo di Bill Clinton (Usa)

Previsione territoriale degli accordi di Oslo

1994 – Accordo di pace tra Giordania e Israele

1995 – Tel Aviv 4 novembre. Rabin viene assassinato con due colpi di pistola da uno studente israeliano di estrema destra dopo aver pronunciato uno storico discorso in cui rivendicava la scelta “di aver dato una possibilità alla pace”

1996 – La morte di Rabin, l’offensiva terroristica di Hamas sono alla base della vittoria del Likud guidato da Benjamin “Bibi” Netanyahu. Il nuovo premier interrompe di fatto il processo di pace e demolisce tutto ciò che era stato fatto fino ad allora; gli insediamenti di coloni in Cisgiordania riprendono a briglia sciolta. Hamas viene rafforzato per screditare ed isolare l’Anp e Arafat; colpito da uno scandalo per corruzione Bibi è costretto a dimettersi nel 1999

1999 – Il primo ministro Laburista Ehud Barak cerca di riprendere e concludere il processo di pace interrotto

Sharon in visita alla Spianata delle Moschee

2000 – Incontro di Camp David fortemente voluto dal presidente americano B. Clinton. Arafat e Barak non trovano l’accordo sui nodi principali: rientro dei profughi, lo stato di Gerusalemme, i confini dello Stato Israeliano e Palestinese, gli insediamenti dei coloni, l’approvvigionamento idrico e l’inquinamento. Ariel Sharon nuovo leader del Likud rilancia la sua figura aizzando gli estremisti israeliani: il 28 settembre con la scorta di un migliaio di militari passeggia provocatoriamente sulla spianata delle moschee di Gerusalemme per proclamare la città orientale “eternamente israeliana”. Scoppia la seconda intifada che durerà fino al 2005, molto più cruenta della prima sia per i sanguinari attentati terroristici di Hamas che per la durezza della repressione israeliana: muoiono circa cinquemila palestinesi e mille israeliani

2001 – Kofi Annan segretario generale dell’Onu cerca di riprendere i discorsi interrotti dopo Oslo; insieme a Putin(Russia), Bush(Usa) e Unione Europea danno vita al “quartetto per il medio-oriente”. Israele torna alle urne e il Likud guidato da Sharon vince le elezioni, il nuovo premier chiude i rapporti con l’Olp e Arafat oltre a bombardare Gaza e la Cisgiordania

Tratto di muro che divide i territori palestinesi dallo Stato Israele

2004 – All’uscita da una moschea di Gaza viene ucciso da un missile israeliano Ahmed Yassin cofondatore e capo spirituale di Hamas.  Israele comincia a costruire un muro che divide i territori per bloccare gli attacchi Kamikaze: gli attentati diminuiscono ma la già precaria e difficile vita palestinese viene ancor più complicata;  la corte di giustizia internazionale esprime un parere che ritiene la costruzione del “Muro in Palestina” come una violazione del principio di autodeterminazione dei popoli oltre ad aver violato vari diritti umani e il diritto internazionale umanitario [qui]

2005 – Israele si ritira unilateralmente da Gaza che passa sotto il controllo dell’Anp, anche gli ottomila cinquecento coloni ebraici presenti nella striscia sono forzatamente riportati in Israele. Ariel Sharon lascia il Likud e fonda un nuovo partito di centro liberale (Kadima-Avanti) a cui aderisce anche l’ex avversario Shimon Peres

2006 – In Palestina si svolgono per la prima volta le elezioni, grazie anche alla svolta apparentemente moderata Hamas vince a sorpresa contro Al-Fatah di Abu-Mazen. Hamas propone un governo di coalizione ad Al-Fatah, Usa ed Unione Europea si oppongono e bloccano rapporti diplomatici e aiuti ad Abu Mazen e Anp. Hamas grazie ai sovvenzionamenti del Qatar rimane l’unica speranza per il popolo palestinese ridotto alla fame. Viene rapito da Hamas il soldato Gilad Shalit. Israele dà il via alle operazioni militari pioggia d’estate e nuvole d’autunno sulla striscia. Il governo di coalizione Olmert lancia inoltre un’offensiva nel sud del Libano contro Hezbollah

2007 – Guerra civile tra palestinesi: Hamas caccia con la forza Al-Fatah da Gaza, in Cisgiordania Al-Fatah uccide o rimpiazza molti deputati di Hamas. Al-Fatah torna al potere in Cisgiordania senza nuove elezioni con l’appoggio di Ue e Usa che mettono sotto embargo la striscia

2008 – Attacco a Gaza da parte di Israele, le operazioni militari “Piombo Fuso” e “Inverno Caldo” mettono di nuovo sotto assedio la striscia Netanyahu torna al potere grazie ad un accordo con l’estrema destra

2009 – Cade il governo Olmert in Israele, Netanyahu torna al potere grazie ad un accordo con l’estrema destra

2010 – Obama riavvia i negoziati tra il Presidente Netanyahu e Abu-Mazen che saltano quando “Bibi” incentiva le colonizzazioni della Cisgiordania stracciando di fatto gli accordi di Oslo

2011 – Viene rilasciato il caporale Shalit in mano ad Hamas da cinque anni, in cambio vengono rilasciati 1.027 prigionieri palestinesi detenuti

Il caporale Gilad Shalit: il suo sequestro è durato cinque anni

2012/2014 – Nuove operazioni militari su Gaza (colonna di nuvola – margine di Protezione) anche con l’invasione via terra della striscia di Gaza

Bombardamenti di Gaza nel 2014

2015 – Netanyahu al congresso sionista mondiale dichiara che Hitler non voleva la “soluzione finale” ma solamente il trasferimento degli ebrei, il führer a suo dire fu traviato e convinto dal Muftì di Gerusalemme (Zio di Arafat). Iniziano per il premier israeliano i processi per corruzione, frode e abuso d’ufficio

2018 – Netanyahu accetta che il Qatar trasferisce soldi ad Hamas, la strategia è quella di tentare di separare fisicamente e politicamente palestinesi Cisgiordani e di Gaza e controllare “l’altezza delle fiamme”. Potreste contro l’embargo e contro lo spostamento dell’ambasciata Usa a Gerusalemme infiammano la striscia di Gaza a cui Israele risponde con la dura repressione

2020 – Gli Stati Uniti di Donald Trump lanciano una proposta di pace che prevede l’applicazione della legge israeliana o l’annessione del 30% della Cisgiordania. Emirati Arabi, Bahrein, Marocco, e Sudan sottoscrivono gli accordi di Abramo con Israele e Usa per la normalizzazione dei rapporti: accordi commerciali ed economici (gas e petrolio) in cambio del riconoscimento dello Stato di Israele sulla base della proposta Trump, pseudo-pace “sulla pelle e la testa dei palestinesi”

2021 – Guerra tra Israele e Hamas causata dallo sfratto di famiglie palestinesi a Gerusalemme dal quartiere di Sheikm Jarrah e l’intervento armato della polizia israeliana dentro e fuori alla moschea Al Aqsa in occasione della fine del ramadan

2022 – Netanyahu si allea con i suprematisti di Potere Ebraico il cui leader Ben-Gvir, famoso oltre che per il suo razzismo anche per aver minacciato Rabin pochi giorni prima della sua uccisione,  diventa ministro della sicurezza nazionale. Il Governo Israeliano approva due riforme, quella della giustizia che prevede l’impossibilità per la corte suprema di annullare le decisioni irragionevoli del governo (prerogativa necessaria perché Israele non ha una Costituzione) e quella dell’ordine pubblico in cui si dà vita alla Guardia Nazionale Per Israele alle dipendenze del Ministro Ben-Gvir. Vengono Finanziati nuovi insediamenti di coloni in Cisgiordania che dall’anno degli accordi di Oslo ad oggi sono passati da centodiecimila a cinquecentomila, la protezione dei coloni occupa gran parte dell’esercito che in pratica è spostato dal confine di Gaza alla Cisgiordania

Operazione Al-Aqsa da parte di Hamas: civili presenti al festival Supernova che si stava svolgendo a pochi chilometri dalla striscia di Gaza tentano di scappare all’assalto

La distruzione di Gaza dopo i bombardamenti Israeliani

2023 – Alle 6:30 del 7 ottobre mentre Israele si appresta a festeggiare il “Simohat Toram” all’indomani del cinquantennale della guerra del Kippur, Hamas dà il via all’operazione “alluvione al-aqsa”: duemilacinquecento terroristi attaccano dalla zona sud della striscia di Gaza su moto, camioncini, pick-up e deltaplani. Vengono colpiti vari “Kibbutz” e un Rave Party. Sono trucidati più di millequattrocento persone compresi molti bambini e ragazzi; vengono sequestrate più di duecentoventi persone e portate nella striscia di gaza: è la più grande perdita di civili subita da Israele nella storia. Israele lancia l’offensiva “spade di ferro su Gaza” per  sconfiggere e distruggere Hamas. Bombardamenti e attacchi con tank stanno causando migliaia di vittime e la distruzione della Striscia di Gaza in cui due milioni e mezzo di palestinesi sono assediati, affamati, assetati e sull’orlo di una crisi umanitaria senza precedenti

Alessandro Placidi

Alessandro Placidi

Operaio metalmeccanico e attivista sindacale. Amo fare sport all'aria aperta e viaggiare zaino in spalla, m'interesso di politica nazionale e locale. Non possiamo fare a meno di giudicare l'oggi per costruire il futuro: analizzare i fatti che accadono sotto casa nostra per inserirli nel contesto del mondo in cui viviamo può aiutarci a creare, anche in un "territorio disperso" come il nostro, una coscienza comune per costruire un mondo con meno disuguaglianze, razzismo, inquinamento e sfruttamento.

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