image_pdfimage_print

“…Fratelli d’Italia, Fratelli d’Italia, Fratelli d’Italia…”, quasi una litania quella che le labbra dei Presidenti di Seggio hanno emesso all’apertura delle schede elettorali la notte delle elezioni. I pochi che hanno assistito allo spoglio nei seggi del nostro Comune hanno udito concretizzarsi quello che a livello nazionale sondaggi prima, exit poll e proiezioni poi davano per sicura: la vittoria del centro destra con la leadership conquistata dal partito di Giorgia Meloni. A livello locale il risultato è ancor più marcato: in Umbria la destra con il 45,82% supera di due punti la media nazionale, a Gualdo Cattaneo addirittura le destre toccano quasi il 55%. La parte del leone nel panorama politico la fa Fratelli d’Italia: 26% a livello nazionale, 30% nella nostra regione e quasi il 36% a livello Comunale.  

Un risultato su cui è difficili opinare, un’affermazione chiara che ci permette comunque di fare alcune considerazioni in primo luogo poiché tra i vincitori c’è sempre qualche sconfitto e tra i perdenti qualche vincitore, e in secondo luogo perché anche se qualcuno, in maniera molto provinciale, tenta sempre di separare completamente panorama politico nazionale da quello locale come se fossero due mondi opposti, le dinamiche nazionali si riverberano sempre sui territori fosse anche solo per le leggi che verranno fatte a Roma. 

 La prima questione che tutti hanno sottolineato e su cui andrebbe aperto un vero dibattito riguarda il calo dei votanti, sintomo di un precario stato di salute delle nostre istituzioni e quindi della democrazia. Una diminuzione drastica: il Cise (Centro Italiano Studi Elettorali delle Luiss) afferma che “la diminuzione in punti percentuali rispetto alla precedente tornata elettorale è la più ampia della storia repubblicana (dal 72,9% del 2018 al 63,91% del 2022) e nella top-10 dei maggiori cali dell’Europa occidentale dal 1945 a oggi”. Se prima l’astensionismo coinvolgeva soprattutto aree e settori specifici della popolazione, pensiamo alle periferie e la popolazione più disagiata, oggi più o meno tutti i territori e tutte le classi sociali ne sono investiti e se in Umbria si vota più che altrove (affluenza al 69% contro il 64% del dato Nazionale) il calo è drammatico rispetto al 78,15% delle precedenti politiche. A Gualdo Cattaneo la situazione è analoga: l’affluenza è stata del 70,75%, ben al di sopra del dato nazionale, ma di quasi tredici punti percentuali in meno rispetto al 2018 (83,23%). Sarebbe impossibile in poche righe analizzare la questione e cogliere le sfumature di questo trend. Sicuramente ai motivi logistici, penso ai circa quattro milioni di studenti o lavoratori fuori sede che non sono potuti rientrare a casa per votare o ai tanti anziani soli impossibilitati ad uscire di casa, si aggiungono motivi più prettamente etici. Una classe politica sempre meno credibile tra trasformismi e larghe intese, il Paese che non cambia malgrado le promesse e l’incapacità di costruire modelli politico-economici e visioni di società veramente alternativi (tanto sono tutti uguali), rendono il voto una liturgia. Se a ciò aggiungiamo una legge elettorale che slega completamente il candidato agli elettori (dei sistemi elettorali proveremo a parlarne in maniera approfondita più avanti), è chiaro che la gente inizia a dubitare della pratica elettorale e della politica come uno strumento di cambiamento della società.

Arrivando a vincitori e sconfitti, partiamo dall’ala più vicina al sottoscritto ma più lontana dalle analisi e dalle tribune politiche ed elettorali: la sinistra radicale. Anche a questo giro, malgrado il parterre internazionale di tutto rispetto che ha sostenuto alcune formazioni (Paolo Iglesias di Podemos e Mélenchon del partito di sinistra La France Insoumite per Unione Popolare), l’ala della sinistra alternativa che va dalla formazione di De Magistris al Pci passando per Italia Sovrana e Popolare, divisa e fuori dai circuiti mediatici per l’ennesima volta non avrà una rappresentanza parlamentare. Naturalmente il risultato è stato modesto, anzi modestissimo anche a Gualdo Cattaneo: in totale le tre formazioni hanno raggiunto il 3,05% dei consensi (94 voti). I comunisti sembrano non abitare più il nostro territorio. A questo dobbiamo aggiungere anche il modesto risultato della sinistra Rosso-Verde “istituzionalizzata” di Bonelli e Fratoianni che arriva al 2% con 63 votanti. Poca roba per chi ha deciso di fare la stampella sinistra del PD e per chi ha tentato di farsi carico di tenere accesa l’attenzione sui temi ecologisti, questione ignorata dai vincitori. Il secondo grande sconfitto è certamente il PD: se a livello Nazionale ci si arrampica sugli specchi per giustificare la sconfitta (19,06%), basta pensare che per Letta la Meloni sarà al governo per colpa di Conte che ha fatto cadere il governo Draghi, a livello locale è un tracollo. Nonostante la cura Torricelli-Benvenuta l’emorragia di voti prosegue sia in termini assoluti che percentuali (1.088 voti 32,54% nel 2013 – 1.523 voti 42,6% nel 2014 – 730 voti 21,3% nel 2018 – 645 voti 17,73% nel 2019 – 457 voti 15,07% 2022). Del resto se il consenso renziano del ’14 fu effimero, quando un partito teoricamente di sinistra non rappresenta più quella che dovrebbe essere la propria base di riferimento, le classi deboli del nostro paese, ma si opta semplicemente per farsi carico degli interessi del ceto medio e delle imprese (la borghesia), in un Paese che si impoverisce e in cui crescono le disuguaglianze, i consensi non possono che calare. Vincitore tra gli sconfitti a livello Nazionale sicuramente Conte che, spostando il Movimento a sinistra, presentando un’agenda sociale, parlando di lavoro e rivolgendosi alle classi sociali più in difficoltà del nostro Paese, ha riacceso in alcuni la speranza progressista e di riscatto. L’avvocato del popolo ha smentito tutti quelli che lo davano per morto ottenendo un 15,42%, poco se confrontato al risultato del movimento trasversale e populista di cinque anni fa ma una rimonta miracolosa rispetto ai sondaggi di quando la campagna è iniziata. Ora riuscirà l’opa sull’intera sinistra? Discorso opposto a livello locale, il 9,93% è un risultato mediocre, sintomo della mancanza totale di attivismo politico territoriale. Muovendosi verso il centro il duo Renzi-Calenda, la strana coppia che doveva spaccare il panorama politico, non sfonda ottenendo un modesto 7,78%. A Gualdo Cattaneo le cose vanno ancora peggio con un 5,94% malgrado qualche signorotto di paese e alcuni grandi elettori ex Pd, seppur con discrezione, si siano adoperati per la vicina ed amica Porzi. Unico dato degno di nota il 9% del seggio 5, quello delle “Torri”: vuoi vedere che Calenda e Renzi abbiano preso casa proprio lì? Dato che Paragone-DiMaio-Mastella-Lupi-Bonino & co. non hanno lasciato il segno nemmeno a Gualdo, arriviamo finalmente ai vincitori.

Berlusconi “sorretto” da Meloni e Salvini

Richard e Bernie sorreggono Larry in “Week end con il morto”

Forza Italia ha ottenuto un risultato molto al di sopra delle aspettative, 8,12% dei consensi, trascinato da Berlusconi malgrado a tratti sia sembrato un incrocio tra week end con il morto e la mummia di Tutankhamon. La performance migliore a Gualdo Cattaneo (9,10%), sarà stato merito del carisma del Sindaco e di Cetto La Qualunque, nuovi astri di Forza Italia o dei vecchi militanti dell’altopiano? Sconfitto tra i vincitori sicuramente Salvini e la sua Lega: 8,77% dei voti con un tracollo al nord. Prosciugato da Meloni e forse anche dal suo qualunquismo, l’uomo del Papete salva il suo partito e il suo peso in Parlamento solamente grazie agli accordi pre-elettorali sui collegi Uninominali. La debacle è grande anche a Gualdo Cattaneo malgrado l’impegno del Segretario della Lega 4 Borghi che lo ha portato fino a Pontida, malgrado la visita istituzionale ma anche elettorale alla festa a Gualdo della Presidente Tesei, il 9,60% dei voti è poca roba se paragonato al 29,6% del 2018 e il 43,96% delle Europee del ‘19. Chissà se tra i 1.308 voti persi in tre anni figurano anche quelli di qualche amministratore (Leonardi-Gervasi) che si professavano in maniera più o meno ufficiale leghisti e chissà quanti attivisti e sostenitori sono pronti a scendere dal carro degli ex vincitori? Sugli scudi è naturalmente Giorgia Meloni. Trionfa il volto semi-nuovo della politica che porta la sua creatura: Fratelli D’Italia al 26% dei consensi. Ora l’attende la prova di governo e la messa in pratica di quella che qualcuno ha già definito l’agenda Dragoni. Dal punto di vista simbolico si tenterà la trasformazione dell’Italia: qualche pericoloso cambiamento sui diritti civili potrebbe avvenire (aborto e diritti LGBT+ su tutto), sull’approccio all’immigrazione, sul sistema istituzionale (presidenzialismo). Addirittura c’è già chi parla di Paese A-Fascista piuttosto che Anti-Fascista. Dal punto di vista economico e dei rapporti internazionali (Nato e Europa) le spavalderie dei mesi scorsi hanno già lasciato spazio ad un profilo più sobrio, in continuità con il passato. I rapporti con i centri di potere del nostro Paese (Confindustria, sistema bancario, comunione e liberazione) non sono in discussione, i temi del precariato e del salario non sono all’orizzonte, questo perché la situazione è difficile, i margini di manovra minimi e perché un conto è stare all’opposizione e magari vincere le elezioni facendo leva sull’insoddisfazione generale un altro è governare. Poi al di là del populismo da campagna elettorale, la destra conservatrice più che di rottura con il sistema è una forza che tenta solamente di salvaguardare gli interessi del capitalismo italiano. Come anticipato a livello locale il risultato è stato portentoso (1079 voti – 35,59%) tutto questo senza il minimo sforzo: Fratelli D’Italia non è fisicamente presente sul territorio e anche gli amministratori hanno pensato ad altro piuttosto che fare una vera campagna per Giorgia Meloni salvo poi festeggiare e gongolare sui social all’indomani delle elezioni. Durerà o sarà, come per Renzi e Salvini, un fugace amore estivo che passa con il primo freddo e con le prime bollette del gas? In Regione il rimpasto di Giunta chiesto da tempo da Fratelli d’Italia non sarà più rinviato. La classe politica della destra tricolore gualdese farà in tempo a passare all’incasso tentando si scalzare un traballante Valentini? 

 

Alessandro Placidi

Alessandro Placidi

Operaio metalmeccanico e attivista sindacale. Amo fare sport all'aria aperta e viaggiare zaino in spalla, m'interesso di politica nazionale e locale. Non possiamo fare a meno di giudicare l'oggi per costruire il futuro: analizzare i fatti che accadono sotto casa nostra per inserirli nel contesto del mondo in cui viviamo può aiutarci a creare, anche in un "territorio disperso" come il nostro, una coscienza comune per costruire un mondo con meno disuguaglianze, razzismo, inquinamento e sfruttamento.

Leave a Reply