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L’Istat pubblica dati preoccupanti, Valentini attacca la vecchia giunta ma il problema è locale o di sistema?

L’indice di vulnerabilità sociale e materiale è il dato statistico da cui, a detta degli amministratori, è partita tutta la programmazione politica-amministrativa che ha portato all’approvazione in Consiglio Comunale del documento unico di pianificazione e il bilancio preventivo.

L’Istat, l’ente pubblico di statistica italiano, ci dice che l’indice di vulnerabilità sociale e materiale è “un indicatore costruito con l’obiettivo di fornire una misura sintetica del livello di debolezza sociale e materiale intesa come esposizione di alcune fasce di popolazione a situazioni di rischio”. Va precisato che comunque questo pericolo non necessariamente si traduce in un’effettiva situazione di disagio. L’Istat attesta che il comune di Gualdo Cattaneo è molto esposto con un indice di 107,26. Questo numero arriva dall’elaborazione di sette indicatori nei quali si tiene conto delle percentuali di: popolazione senza titolo di studio, famiglie numerose, famiglie monogenitoriali, famiglie composte di solo anziani, condizioni di affollamento grave abitativo, giovani fuori dal mercato del lavoro e famiglie con figli in cui nessuno è occupato.

L’analisi per comune dei singoli indicatori reperibili nel sito Istat ci fanno capire in primo luogo che la percentuale di giovani fuori dal mercato del lavoro e della formazione scolastica è critico ma non drammatico. Il dato estrapolato per il comune di Gualdo Cattaneo (totale 37 persone 7,15% su totale giovani, età di riferimento 15-24 anni) è migliore del dato regionale (8,92%) e provinciale (8,42%). La popolazione senza titolo di studio resta sotto 1%. Pur non potendo verificare il dato specifico su condizioni di affollamento grave, famiglie monogenitoriali e famiglie con figli senza occupati, la conoscenza diretta del territorio e della popolazione fa’ pensare che la situazione non sia peggiore che altrove. L’elevata criticità del nostro Comune può essere imputata quindi soprattutto a una sostanziale senilità della cittadinanza figlia anche dello spopolamento degli ultimi anni: l’indice di vecchiaia (241,649) è molto più alto di quello provinciale (189,30) e regionale (199,35) cosi come la percentuale di ultra settantacinquenni (4,5%) e ultraottantenni (13,78%). Le famiglie composte di anziani soli (65 anni e oltre) con almeno un membro ultraottantenne vengono, infatti, classificate con potenziale disagio assistenziale.

Parlare di completa inerzia dell’azione amministrativa del passato, “paragonabile a quelli commissariati per mafia senza guida politica e con solo attribuzioni di ordinaria amministrazione” come ha fatto Valentini è quantomeno eccessivo. Molte critiche si possono imputare all’amministrazione Pensi e non è mio compito fare il loro avvocato, piuttosto mi sarei aspettato qualche comunicato sugli attacchi dell’attuale sindaco da parte dalla vecchia giunta, ma analizzando i numeri non possiamo esimerci dal dire che, il Comune di Gualdo Cattaneo ha investito molto in politiche sociali.Fattore non secondario se lo stesso Istat ci chiarisce che la dimensione considerata come misura di contrasto alla vulnerabilità sociale riguarda l’assistenza socio-assistenziale effettuata dai comuni.Secondo i dati Istat “Interventi e i servizi sociali dei comuni singoli e associati” la spesa sociale totale a Gualdo Cattaneo nel 2018 è stata di 84€ pro capite, circa 33€ pro capite in più rispetto al 2012 (ne parlavano qui) e, superiore a tutti i comuni limitrofi: Bettona 81€, Giano 73€, Bevagna72€, Trevi 68€. Fanalini di coda: Collazzone 62€ e Montefalco 62€ (nonostante i fasti del “bilancio farlocco” e le spese folli del comune a guida Tesei).

Il dato dell’indice di vulnerabilità sociale e materiale che registra il comune di Gualdo Cattaneo desta preoccupazione ma allarmante è la situazione dell’intero territorio. La mappa estrapolata dal sito gisportal.istat.it/mapparischi/ chiarisce che se Atene piange Sparta non ride. Collazzone, Bettona, Bevagna, Trevi, Montefalco, Giano dell’Umbria, tanto per citare i nostri vicini, hanno un indice oltre i 100,30 e quindi rischio vulnerabilità elevato. Questa situazione purtroppo accomuna il destino di una fetta rilevante del centro, la quasi totalità del sud e, a differenza del 1991, inizia a interessare oramai anche ampie fasce dell’Italia settentrionale.

Relegare un fenomeno nazionale di cosi ampia portata solamente a scelte politiche locali sbagliate come hanno fatto il sindaco Valentini e, la sua vice Annibali in Consiglio Comunale e ad un giornale online del folignate, strumento su cui spesso viaggia la propaganda della destra locale, (https://www.folignooggi.it/istitutzioni/gualdo-cattaneo-cambio-di-rotta-dellamministrazione-comunale-24881/) è fuorviante, propagandistico e denota una visione limitata e provinciale delle problematiche dei nostri territori.

L’indice di vulnerabilità sociale è conseguenza anche dell’invecchiamento e dello spopolamento per cui un’analisi ad ampio spettro andrebbe fatta sul fenomeno. Nel calo demografico non va sottovalutato il fattore sociologico: oggi il modello di riferimento ci vorrebbe sempre giovani, liberi, belli e, molto spesso non avere prole aiuta a illuderci che il tempo non passi. A ciò si aggiunge che oggi avere dei figli e garantirsi standard adeguati di benessere consoni al modello dominante, costa più del passato e può mettere a rischio le già fragili economie delle coppie sorrette spesso da lavori precari e da stipendi insufficienti. La politica dei bonus e degli incentivi alla nascita sono solamente dei palliativi, sicuramente utili ma non risolutivi a sopperire alla scarsità dei servizi pubblici per minori, alla mancanza di sostegno alla genitorialità, alla mancanza di lavoro stabile e a salari sempre più bassi.

Non può essere un caso che la diminuzione delle nascite e il conseguente invecchiamento della popolazione, l’aumento delle disuguaglianze e l’incremento delle fragilità economiche dei territori periferici come il nostro è coinciso con un trentennio di politiche economiche liberiste. Apertura dei mercati, finanziarizzazione dell’economia, riduzione delle tasse sul capitale, incondizionato sostegno alle imprese, precarizzazione del lavoro, taglio dei salari e diminuzione dei servizi pubblici sono stati il filo conduttore delle scelte di politica economica fatte da governi sovranazionali, nazionali e locali sia di centro sinistra sia di centro destra.

Se non proviamo a mettere in discussione in maniera radicale il nostro modello di sviluppo, sarà impossibile risolvere le contraddizioni del nostro tempo. Solo costruendo un sistema economico e sociale più giusto che rimetta al centro i bisogni delle persone e non il mercato e le imprese, soltanto tornando a parlare di giustizia sociale e ridistribuzione della ricchezza, soltanto rilanciando il ruolo del pubblico e il bene comune in economia i territori “slow” come i nostri non saranno travolti dal turbo capitalismo.

 

Alessandro Placidi

Alessandro Placidi

Operaio metalmeccanico e attivista sindacale. Amo fare sport all'aria aperta e viaggiare zaino in spalla, m'interesso di politica nazionale e locale. Non possiamo fare a meno di giudicare l'oggi per costruire il futuro: analizzare i fatti che accadono sotto casa nostra per inserirli nel contesto del mondo in cui viviamo può aiutarci a creare, anche in un "territorio disperso" come il nostro, una coscienza comune per costruire un mondo con meno disuguaglianze, razzismo, inquinamento e sfruttamento.

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