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Quando inizieranno i lavori di ricostruzione del tratto di mura urbiche crollate a Gualdo Cattaneo? Sembra una domanda semplice ma la risposta nessuno la può dare. C’è il progetto, ci sono i soldi, c’è stata addirittura una gara d’appalto ma tutto sembra bloccato nei bizantinismi del farraginoso sistema amministrativo. Malgrado la penuria di pecunia che caratterizza i bilanci degli enti locali, quando i fondi ci sono qualche cavillo può bloccare tutto. Veniamo ai fatti e cerchiamo di capirci qualcosa.

Il dodici febbraio duemila quattordici, un crollo distrugge un secondo tratto delle mura urbiche della circonvallazione del capoluogo. La macchina amministrativa si mette subito in movimento e nel giro di poco tempo vengono messe in sicurezza le case sovrastanti, viene eseguito uno studio geologico per capire la situazione dell’intero tratto murario e  redatto il progetto per la stabilizzazione e consolidamento della parte oggetto del cedimento. La politica sembra fare il suo compito e, nel giro di qualche mese, arriva il finanziamento da parte della regione per 550 mila euro. Il 25 agosto 2015 tramite la centrale unica di committenza dell’Unione che, ormai si occupa di tutte le gare d’appalto dei comuni aderenti, viene indetta una procedura negoziata (tipo di gara ad invito) tra imprese. Espletate le procedure necessarie e passati i tempi tecnici, il 17 marzo 2016 c’è l’apertura delle tre buste pervenute e l’assegnazione temporanea dell’appalto alla ditta COIMPA di Parma con il criterio dell’offerta economica più vantaggiosa. Quando sembra essere arrivati al capolinea iniziano i problemi. La stazione appaltante (il Comune) per mezzo del Responsabile Unico del Provvedimento riesamina le carte e, dichiara la gara deserta escludendo tutte e tre le ditte poiché nelle offerte pervenute gli oneri per la sicurezza del lavoro o non sono esplicitati o sono insufficienti. Naturalmente a questo si sussegue il ricorso al Tar (con l’udienza prevista per la fine di ottobre) da parte di due delle ditte escluse (COIMPA di Parma e Servizi e Costruzioni s.r.l. di Savona), se i giudici daranno ragione alla stazione appaltante la gara verrà confermata “deserta” e si ricomincerà la trafila (bandi, inviti, estrazioni etc) se invece avesse ragione una delle imprese i lavori inizierebbero subito. Attribuire una colpa specifica della situazione creatasi è difficile anche se è chiaro che il nocciolo della questione sono gli oneri di sicurezza aziendali. La Centrale unica di Committenza (Unione dei Comuni) nel predisporre il bando non ne ha fatto manifesta richiesta malgrado, il presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione dr. Raffaele Cantone, pochi mesi prima avesse affermato che le stazioni appaltanti sono tenuti a prevederli. Le ditte non li hanno esplicitati nelle loro offerte perché non richiesti anche se, visto la loro grande esperienza in appalti pubblici, avrebbero dovuto attenersi alle norme vigenti e quindi alla sentenza del Consiglio di Stato N. 00003/2015REG.PROV.COLL. del 25 febbraio 2015 nella quale si specifica  che “… i partecipanti alla gara devono indicare nell’offerta economica i costi interni per la sicurezza del lavoro, pena l’esclusione dell’offerta dalla procedura anche se non prevista nel bando di gara”. La stazione Appaltante e il Responsabile Unico del Provvedimento (il Comune) avrebbe potuto interfacciarsi con la Centrale Unica di Committenza (l’Unione dei Comuni) e controllare il bando prima dell’avvio del procedimento e colmare le mancanze emerse nella fase successiva ( il compito di un buon dirigente è o no quello di far funzionare al meglio la macchina amministrativa e l’ente?!?). E la Politica? Sembra essere una figura secondaria incapace di governare e controllare i tecnicismi… sarà veramente cosi?

Alessandro Placidi

Alessandro Placidi

Lavoro nella Pubblica Amministrazione come istruttore contabile dopo aver fatto per anni l'operaio metalmeccanico. Sono attivista sindacale della CGIL, amo fare sport all'aria aperta e viaggiare zaino in spalla; m'interessa la politica nazionale e locale. Non possiamo fare a meno di giudicare l'oggi per costruire il futuro: analizzare i fatti che accadono sotto casa nostra per inserirli nel contesto del mondo in cui viviamo può aiutarci a creare, anche in un "territorio disperso" come il nostro, una coscienza comune per costruire un mondo con meno disuguaglianze, razzismo, inquinamento e sfruttamento.

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