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Lo scorso 29 marzo, il Consiglio comunale di Gualdo Cattaneo è stato chiamato dal gruppo di maggioranza ad esprimersi sull’affidamento in gestione del servizio di pubblica illuminazione attraverso la formula del Project financing. Questa espressione, rimanda a soluzioni progettuali che negli ultimi anni hanno iniziato a prendere piede in diversi comuni dell’Umbria, con fortune alterne, ma provare a comprenderne la natura è senz’altro il primo passo necessario per poter esprimere un giudizio assennato sul futuro dell’illuminazione pubblica a Gualdo Cattaneo.

 

La finanza di progetto fa il suo approdo in Italia nel 1998 all’interno della cosiddetta legge Merloni-ter e subirà diverse modifiche negli anni successivi, ciò che invece rimane intatto sin da quel momento è l’intento che portò alla sua introduzione: realizzare opere infrastrutturali contenendo la spesa pubblica. Un simile risultato è ottenibile solo ad una condizione ovviamente, e cioè con l’ingresso di un cofinanziamento da parte dei privati. Fin qui potrebbe sembrare che la cosa non sia poi tanto diversa da un normale appalto, se non fosse che, attraverso questa formula, il coinvolgimento dei soggetti privati non è relativo solo alla realizzazione e alla gestione delle opere in sé, ma anche al finanziamento iniziale dei loro costi. Un passaggio che accresce considerevolmente il rischio d’impresa per il soggetto attuatore e che quindi rende fondamentale l’elaborazione di un progetto molto ben ponderato per evitare sorprese. Soprattutto per gli enti pubblici che potrebbero trovarsi facilmente alle prese con aziende che, concluso l’investimento strutturale, potrebbero compensare l’errore depotenziando il servizio di gestione; ad esempio. Se si supera questo rischio però, proprio attraverso la gestione dell’opera realizzata, l’impresa promotrice può recuperare il capitale investito e generare quella plusvalenza che, al netto dell’utilità pubblica di tutta l’operazione, costituisce il suo fine ultimo.

 

Venendo al caso di Gualdo Cattaneo, l’azienda C.P.M. Gestioni Termiche Srl ha proposto al Comune un progetto per rinnovare ed efficientare l’intera rete della pubblica illuminazione, che ad oggi conta 1145 punti luce, per un investimento complessivo di 693.393,29 € da mettere a reddito attraverso la gestione dell’infrastruttura per 16 anni. In ragione del recente aumento dei costi della materia prima energia, la gara d’appalto che seguirà l’approvazione passa da una base di 130.000€ a 155.000€ di canone annuo dovuto al soggetto attuatore dell’investimento, tuttavia, grazie al ribasso che si prevede dovrebbe esserci un risparmio rispetto alla gestione ordinaria. Un condizionale che solleva più di qualche perplessità vista l’assenza di numeri a supporto di questa posizione, e di certo no basta parlare di gara a ribasso per averne la certezza. Se quest’ultima non viene costruita bene e non ci si assicura una buona partecipazione si rischia di vedere assegnato l’appalto anche con un semplice 1,25% di ribasso che per l’ente costituirebbe un risparmio del tutto irrisorio. Si capisce però che nella maggioranza aleggia un velato ottimismo relativamente all’iniziativa, e lo stesso sindaco Valentini in Consiglio si è dichiarato fiducioso riguardo al testo del contratto che fra l’altro, vede in capo al promotore anche l’approvvigionamento dell’energia elettrica, adeguamento e riqualificazione tecnologica degli impianti, manutenzione ordinaria e straordinaria su tutto il perimetro comunale.

L’operazione in effetti pare offrire molti vantaggi, primo su tutti il risparmio in termini di consumi energetici – questi sì chiaramente indicati –  che passeranno, secondo le previsioni, da 582.142 a 208.080 Kw/h annui. Un aiuto piccolo, ma comunque prezioso per il nostro pianeta in sofferenza. Tuttavia, come spesso accade, il cauto ottimismo dei principi deve poi scendere a patti con la realtà che spesso è più dura. Entrare nel mondo del Project financing significa anche affacciarsi su un ginepraio di contenziosi. Al netto delle amministrazioni che si ritengono tutto sommato soddisfatte – che ci sono – tante altre hanno dovuto affrontare battaglie legali annuali per sottrarsi agli stringenti vincoli imposti dall’operazione. La questione più spinosa a riguardo è senz’altro quella relativa alla conformità fra quanto dichiarato in sede progettuale e quanto poi effettivamente installato sulla rete. Senza una puntuale e costante attività di controllo da parte dell’ente, e soprattutto senza figure tecniche esperte in materia e pertanto capaci di ricoprire un simile ruolo, il rischio di ritrovarsi materiali di qualità inferiore a quella dichiarata, per massimizzare i proventi, è più che un semplice spauracchio. Perciò, come in ogni attività dell’Ufficio Lavori Pubblici, la presenza e il controllo diventano un elemento fondamentale per essere sicuri di avere quello per cui si paga, tanto più che, da contratto, tutta l’attività di monitoraggio a lavori finiti sarà effettuata tramite controllo da remoto e solo occasionalmente da visite ispettive in loco. Scenario che solleva la questione della coincidenza del controllore con il controllato e il conseguente rischio di peggiorare la qualità del servizio di gestione. Mentre è proprio la qualità del servizio a costituire l’esigenza principale dei cittadini, ad oggi spesso disattesa già da appalti di durata nettamente inferiore ai 16 anni. Inoltre c’è da evitare lo spauracchio della soglia minima di criticità prima di giustificare un intervento. Soprattutto visto che il gestore proponente al momento ha sede in un’altra regione e che, con il passare degli anni, l’approssimarsi della fine del rapporto possa disincentivare il carattere prioritario delle esigenze di quello che ormai è quasi un ex cliente.

 

In conclusione quindi, emerge chiaro che come tutti i servizi dati in appalto ai professionisti, anche questo ha il potenziale per essere un buon investimento, ma ci espone anche al rischio di un disservizio più che decennale; e anche la convenienza economica è tutt’altro che evidente. Confidare nel controllo pressante da parte della macchina comunale e nell’affidabilità dell’azienda proponente può essere più una speranza che una garanzia, viste le enormi criticità che emergono in seno agli appalti. E Google continua a rivelarsi elemento capace di destare più di qualche preoccupazione in questa direzione. Speriamo, questa volta più che mai, di non rimanerne all’oscuro.

Andrea Cimarelli

Andrea Cimarelli

Andrea Cimarelli è laureato in Filosofia all'Università degli Studi di Macerata. Coltiva, la terra per mestiere, l'amicizia per passione, se stesso per vocazione. Già redattore della rivista Ritiri Filosofici, osserva il mondo per comprenderlo e difenderlo. Collabora attivamente con l'hub Territorio e Ambiente della Rete di Civici Per l'Umbria. Favorevole a vaccini, matrimoni gay e 5g.

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