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Mentre i bambini scartano i regali sotto l’albero curiosi di conoscere cosa gli avrà lasciato quest’anno Babbo Natale, gli amministratori locali sicuramente sanno che la legge di bilancio porterà loro una revisione delle indennità. Sindaci, Vice-Sindaci, Assessori e Presidenti dei Consigli Comunali vedranno dal 2022 aumentare il loro compenso fermo da più di venti anni. Andiamo per gradi e cerchiamo di capire cosa succederà e quali saranno gli effetti nel nostro Comune. Le indennità degli amministratori  sono stabilite dal decreto n.119 del 4 aprile 2000, la bozza di legge di bilancio che dovrebbe essere approvata in parlamento, prevede un graduale aumento dal 2022 fino ad arrivare a regime nel 2024 con un incremento totale del 59% per gli stipendi degli amministratori dei comuni tra 5.001 e 10.000 abitanti. I dati elaborati dal sole 24 ore ci dicono che il Sindaco Valentini passerà dagli attuali 2.788,87€ di stipendio ai 4.002€. La sua Vice Annibali dovrebbe passare dalle 1.394,43€ ai 2.001€. Gli assessori Alessandrini, Brunelli, Gervasi dai 1.254,99€ ai 1.801€ e, il Presidente del Consiglio Comunale, figura appena istituita nel nostro Comune e ancora non eletta, dovrebbe dagli attuali 251€ arrivare ai 400€. Parliamo di cifre lorde cui sottrarre tasse e contributi e che sono dimezzate per i lavoratori dipendenti che non si avvalgono della possibilità di porsi in aspettativa. Ultima nota il fondo statale che dovrebbe essere stanziato copre un incremento del 50% pertanto il Comune dovrà predisporre propri fondo di bilancio per finanziare una parte degli aumenti. Il condizionale è ancora d’obbligo in attesa di capire se ci saranno delle modifiche dell’ultima ora in Parlamento. Il sottoscritto, anche su questo blog, si è trovato spesso critico nei confronti del Governo Draghi e delle sue scelte ma questa volta condivide l’impostazione e la decisione di rivedere a rialzo le indennità dei Politici Locali. Forse come afferma Gianni Trovati Del sole 24 ore, la spinta alla riforma arriva da ciò che è successo alle ultime amministrative e cioè che “Nelle grandi città la società civile  spegne i telefoni quando sa che i partiti sono a caccia di candidati, e nei centri medio – piccoli diventa spesso un problema fare le liste”. Io aggiungo che c’è anche e soprattutto una questione democratica: l’indennità di funzione serve a dare a qualsiasi cittadino, al di la della propria condizione economica e sociale, la possibilità di poter ambire a fare il Sindaco, l’Assessore o il Consigliere. E’ vero la sovranità popolare e quindi la rappresentanza ha un costo, ma non è diminuendo le indennità agli amministratori locali, specialmente quelle dei comuni più piccoli (dignitose e normali anche dopo gli aumenti) o, riducendo gli spazi democratici (numero dei politici o degli enti), che si fa revisione della spesa pubblica. Gli sprechi si evitano esigendo come cittadini dedizione, capacità e competenza ai nostri rappresentanti. Controllando che i politici lavorino per il bene della collettività e non per interessi di parte. In pratica tentando di scardinare quel rapporto malato che spesso intercorre tra politica e poteri economici e che potrebbe diventare ancor più morboso e pericoloso se il politico di turno è anche economicamente ricattabile.Troppo spesso la classe imprenditoriale vede lo stato e le sue casse come mammelle da mungere e purtroppo per tornaconto personale il politico asseconda o peggio ancora favorisce questa pratica. L’amministrazione della cosa pubblica inoltre, anche nei comuni medio piccoli come il nostro, dovrebbe essere un’attività da svolgere a tempo pieno e non può essere relegata ad un semplice passatempo come qualcuno ci ha fatto credere a Gualdo Cattaneo. Poco prima della chiusura della campagna elettorale del 2019, dalla pagina facebook dell’allora candidato Sindaco Valentini, forse su suggerimento di qualche vecchio volpone, era stata promessa per i futuri 5 anni la rinuncia a tutte le indennità previste per le cariche elettive.Valentini e la sua squadra avevano deciso di cavalcare quel malsano qualunquismo che relega a casta la politica tutta confondendo politico (“di persona che prende parte attiva al governo e all’amministrazione della cosa pubblica”) con politicante (“Chi svolge attività politica con scarsa competenza, per lo più con mire ambiziose e per trarne vantaggi personali”), mettendo sullo stesso piano la militanza politica (che andrebbe incentivata o ricostruita) che si fa nel tempo libero attraverso l’attivismo civile o partitico, con l’attività politica di chi ha l’onere di amministrare. Non sappiamo quanto quella promessa abbia pesato nella vittoria finale raggiunta sul filo di lana ma, alla prova dei fatti di governo è stata la prima non mantenuta, nell’incomprensibile silenzio dell’opposizione se si esclude l’articolo del Consigliere Cimarelli nel nostro blog (Bilanci di fine anno). Sono oramai dodici mesi che le indennità sono state reintrodotte, e se Alexander Pope affermava che “ammettere i propri sbagli equivale a dire che oggi si è più saggi di ieri”, è chiaro che la sapienza di  Valentini non sia in questo caso cresciuta. Il Sindaco e la sua giunta sono tornati sui propri passi, non ammettendo l’errore nella valutazione fatta in campagna elettorale ma, cambiando le carte in tavola. L’anno scorso di questi tempi uscivano titoloni di giornali in cui si affermava che “la maggioranza rinuncia all’indennità”, auto celebrando il sacrificio compiuto fino ad allora senza fare nessun riferimento al fatto che mancavano ancora tre anni e mezzo alla scadenza del mandato e ai cinque anni d’indennità da non percepire promesse pochi mesi primi. Quello che viene da domandarsi è cosa faranno ora Valentini e la sua Giunta con gli incrementi delle indennità previsti a Roma, imboccheranno di nuova la via del qualunquismo da bar contro gli stipendi dei politici o intascheranno il loro aumento in silenzio?

Alessandro Placidi

Alessandro Placidi

Operaio metalmeccanico e attivista sindacale. Amo fare sport all'aria aperta e viaggiare zaino in spalla, m'interesso di politica nazionale e locale. Non possiamo fare a meno di giudicare l'oggi per costruire il futuro: analizzare i fatti che accadono sotto casa nostra per inserirli nel contesto del mondo in cui viviamo può aiutarci a creare, anche in un "territorio disperso" come il nostro, una coscienza comune per costruire un mondo con meno disuguaglianze, razzismo, inquinamento e sfruttamento.

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