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Sarah Gainsforth nella rivista edita da Treccani “Il Tascabile”, in un recente articolo dal titolo “Il problema della casa – vincitori e vinti del mercato immobiliare” [1] ci aiuta a riflettere su un tema tanto caro agli italiani.

La ricercatrice indipendente che vive e lavora come giornalista freelance a Roma, scrive di trasformazioni urbane, disuguaglianze sociali, gentrificazione e turismo, approccia l’argomento dell’abitare partendo da una questione di fondo: il tema della casa non è, e non e mai stato, un problema individuale. È un problema sociale e sistemico. Infatti le mobilitazioni per la casa del 1963 sono state per lei, il preludio ad una stagione di lotte che ha coinvolto tutti i settori della società e che ha portato alle conquiste sociali degli anni successivi.

Oggi malgrado gli aumenti incontrollati dei costi degli affitti, abbiamo già affrontato la questione degli studenti fuori sede di Perugia (QUI), la protesta non monta. La scelta politica degli ultimi 40 anni è stata quella di far smettere allo stato di costruire case per il popolo sovvenzionando il mercato privato. Secondo l’autrice questo oltre ad alimentare il sistema finanziario della speculazione edilizia con i soldi pubblici, “ha rotto il fronte della lotta di classe mentre si attaccavano i diritti nel mondo del lavoro”.

Un sistema che ha sì permesso a tanti in passato di acquistare una casa di proprietà ma che alla fine tra stipendi da fame, diritti negati, precariato riporta oggi i giovani e i lavoratori più deboli come un gioco dell’oca al punto di partenza: nessuna possibilità di avere una propria casa.

Tra incentivi pubblici che valorizzano patrimoni privati e regimi fiscali agevolati per “case asset finanziari tenute vuote o affittate su AirBnB”, vengono regalati i soldi di tutti per accrescere la ricchezza di grandi operatori privati [2] che non costruiscono case per chi non può permettersi affitti o rate di mutui esorbitanti.

Anche Massimo Pasquini, attivista per il diritto alla casa, responsabile centro studi e ricerca di Unione Inquilini, nel blog del Fatto Quotidiano ci racconta di una situazione caotica che fa tornare le lancette indietro nel tempo. Nel suo ultimo post [3] infatti afferma che, il Governo Meloni oltre ad aver tagliato il reddito di cittadinanza con l’allegato contributo affitti per 600.000 persone, dopo aver azzerato il fondo contributi affitto e morosità incolpevole non ha previsto nessun piano di edilizia residenziale pubblica, nessuna risorsa per acquisti di alloggi da parte di Ater e Comuni, nessuna risorsa per poter assegnare 50.000 case popolari chiuse per mancate manutenzioni.

In tutto questo caos cosa succede a Gualdo Cattaneo? Sostanzialmente basta fare un giro per il nostro comune e noteremo che, nonostante lo spopolamento e tante case vuote, trovarne una ad un prezzo accessibile da poter affittare o acquistare è un compito arduo. Naturalmente la questione, in passato come oggi, non è affrontata dall’Amministrazione Comunale.

Si dovrebbe provare a diventare attrattivi non soltanto per pensionati, vacanzieri e imprenditori turistici in cerca di strutture da affittare ma per persone che, vogliono vivere ed abitare veramente i nostri territori. Probabilmente per far sì che qualcuno decida di trasferirsi nel nostro comune o di non partire, oltre al lavoro e alla qualità dei servizi, anche il costo di una casa può essere decisivo.

In primo luogo sarebbe opportuno smetterla con il rinvio dei lavori di manutenzione delle case popolari vuote e assegnarle. Da ormai troppi anni la voce “recupero danni sisma palazzo comunale ex-Eca” viene messa a bilancio e poi rinviata, ultimo la variante di fine anno dell’amministrazione. A questo aggiungiamo altri immobili di proprietà comunale che spesso abbiamo trovato tra i beni del comune in alienazione e che potrebbero essere sistemati e dati in locazione.

Naturalmente anche i privati devono fare la propria parte e anche qui il ruolo del pubblico non può essere semplicemente quello dell’osservatore. L’amministrazione potrebbe tentare un ruolo di mediazione tra i proprietari e i potenziali acquirenti per favorire l’abbassamento dei costi degli affitti: incentivare coloro che si trasferiscono a Gualdo Cattaneo (sconti sui trasporti pubblici per i figli che devono andare a scuola, sconti sulle imposte comunali etc.), verificare la possibilità di aumentare la tassazione sulle abitazioni che vengono tenute vuote e pretenderne le manutenzioni ordinarie e straordinarie specialmente quando stanno nei centri storici. Tutto ciò partendo dal presupposto che va fatto un accurato controllo sulle residenze: è necessario verificare se tante seconde case di fatto non siano prime abitazioni all’anagrafe solo per evitare tributi esosi.

Per ultimo sarebbe necessario pianificare un progetto di edilizia residenziale a basso costo, partendo dal recupero del patrimonio pubblico (ex scuole di Gualdo, Pozzo, Pomonte) e privato esistente. Per realizzare un’idea cosi ambiziosa e complicata probabilmente non è possibile prescindere dall’intervento da parte di Stato, Regione e Ater, nel frattempo comunque censire tutte le aree sfitte, abbandonate e inutilizzate potrebbe essere il primo passo per pianificare un nuovo sviluppo urbanistico, abitativo e sociale.

Per rilanciare il nostro comune non è sufficiente vincere i bandi PNRR, non basta costruire nuovi asili nido, mense o scuole. Per frenare l’emorragia di popolazione che affligge il nostro comune, la prima causa della decadenza, ed evitare che le scuole che stiamo costruendo oggi non diventino ospizi domani è necessario un cambio di passo. Visto che ci avviamo verso fine mandato occorre chiederci: Valentini e la sua maggioranza si stanno dimostrando all’altezza della sfida?

 

 

[1] Il problema della casa – Il Tascabile

 

[2] Emiliano Brancaccio – Democrazia sotto assedio: <<una quota rilevante dei loro (miliardari n.d.r.) redditi viene dalla solita, comoda, rendita immobiliare>> / Rapporto UBS 2020: il patrimonio immobiliare continua a giocare un ruolo fondamentale. Circa la metà dei miliardari detiene dal 21 al 40% del proprio patrimonio in immobili, più di un quinto di loro ne detiene più del 50%. I sessantaquattro miliardari che nel 2009 avevano investito la maggior parte del proprio patrimonio nel settore immobiliare hanno visto raddoppiare la loro ricchezza in dieci anni, da 150,4 miliardi di dollari a 303 miliardi.

 

[3] Diritto alla casa, nel 2022 le lancette sono tornate molto indietro. A Roma in particolare – Il Fatto Quotidiano

Alessandro Placidi

Alessandro Placidi

Operaio metalmeccanico e attivista sindacale. Amo fare sport all'aria aperta e viaggiare zaino in spalla, m'interesso di politica nazionale e locale. Non possiamo fare a meno di giudicare l'oggi per costruire il futuro: analizzare i fatti che accadono sotto casa nostra per inserirli nel contesto del mondo in cui viviamo può aiutarci a creare, anche in un "territorio disperso" come il nostro, una coscienza comune per costruire un mondo con meno disuguaglianze, razzismo, inquinamento e sfruttamento.

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