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Lo Stato con la legge di bilancio ha stanziato trecento milioni di euro per favorire progetti di rigenerazione urbana. Le risorse saranno assegnate ai comuni sotto i quindicimila abitanti, che in forma associata superino quella soglia, per un contributo massimo di cinque milioni di euro per progetto.

La rigenerazione urbana in sintesi può essere definita come una serie di programmi di recupero e riqualificazione per una parte di territorio degradato, sottoutilizzato, dismesso o abbandonato. Interventi atti a garantire sicurezza e qualità dell’abitare sia in termini sociali che ambientali e rivolti perlopiù all’integrazione e al recupero del patrimonio immobiliare preesistente.

La Giunta Valentini ha approvato il documento di indirizzo strategico (masterplan) per il progetto con il quale i comuni di Gualdo Cattaneo (capofila), Bevagna, Collazzone e Giano dell’Umbria parteciperanno alla richiesta di contributo.

La linea di connessione individuata per l’aggregazione dei comuni è un antico manoscritto del XIV secolo presente nella biblioteca comunale di Bevagna, un “Tacuinum  Sanitatis”, manuale medioevale di scienza medica scritto e illustrato. Questa opera si ispira al testo originario dell’XI secolo del medico Iracheno Ibn Butlan che individuava consigli di medicina preventiva, riassunti nel progetto rigenerazione urbana nei rapporti tra aria/ambiente – esercizio/riposo – alimenti/bevande – sonno/veglia. Questi precetti ancora oggi sono utili a migliorare le condizioni di vita e, secondo i progettisti, possono essere applicati in ambito urbanistico attraverso la realizzazione di infrastrutture sportive o sociali per la promozione della salute psico-fisica della persona.

A Bevagna sono previsti interventi di riqualificazione nel centro storico (vicoli e piazze) per la creazione di percorsi urbani in grado di connettere aree marginali e incrementare il decoro. Nel comune di Collazzone, a Collepepe, oltre a recuperare un immobile di proprietà  comunale da destinare ad attività di carattere sociale-aggregativo, si vorrebbe realizzare un parco urbano in cui razionalizzare il sistema viario e della sosta integrandoli con percorsi ciclo pedonali. Nel Comune di Giano dell’Umbria si prevedono due aree di intervento, una per la frazione Bastardo con il recupero della piazza primo maggio e due, più  sostanziosi, per la piscina e il camping del capoluogo. Infine a Gualdo Cattaneo è prevista la realizzazione di un “green boulevard” e un nodo intermodale per la mobilità sostenibile con stazione di ricarica per e-bike nell’area comunemente conosciuta nel capoluogo come “campetto”.

Il “masterplan taquinum-sanitas” per gli enti ha “integralmente recepito le volontà espresse dai comuni aggregati” e se la qualità dell’elaborazione tecnica del piano non è in discussione, più di un dubbio desta la regia politica poiché la riproposizione di vecchie idee, chiuse in un cassetto, lo fa sembrare un’opera di maquillage. Se grazie alle somme messe a disposizione dallo Stato e dall’Europa riuscire a realizzare opere promesse da anni può essere utile dal punto di vista elettorale, occorre riflettere e chiedersi se l’idea di sviluppo di territorio che si sta realizzando sia o meno rispondente alle attuali necessità.

Senza fare facili e sterili polemiche su quale parte del territorio poteva e doveva essere al centro del progetto rigenerazione urbana, l’area dei campetti di S. Terenziano o la ex centrale Enel sarebbero state opzioni altrettanto valide, affermo che l’idea del Boulevard verde non convince. Una pista ciclopedonale di quel genere si integra alla perfezione in una periferia degradata e cementificata di una città e non a ridosso del centro storico di Gualdo dove fortunatamente gli alberi non mancano. Inoltre, micro-pezzi di pista ciclabili sparsi qua e la per il nostro comune che non portano da nessuna parte non sono certamente utili alla mobilità alternativa.

Il tema vero riguarda comunque l’indice di vulnerabilità sociale, poiché questo dato Istat oltre ad essere stato ispirazione per Valentini, risulta nel bando l’unico fattore premiante in caso di richieste maggiori delle risorse disponibili. Il boulevard green come quello pensato per Gualdo, il recupero di un parcheggio a Bastardo, la ristrutturazione della piscina e del Campeggio di Giano, possono diminuire il livello generale di potenziale debolezza sociale e materiale?

Se diamo per assodato che l’alto valore di questo dato è frutto soprattutto dell’invecchiamento e dello spopolamento, oggi abbiamo bisogno di attrarre persone e non far emigrare chi ci abita. Una persona rimane o si trasferisce a Gualdo Cattaneo, Giano dell’Umbria, Bevagna o Collazzone per la qualità della vita che dovrebbe caratterizzare il nostro territorio. Se devo fare spesa alla grande distribuzione, passeggiare su di un boulevard, pagare salato come altrove un affitto o l’acquisto di una casa, avere una babysitter per i bambini o la badante per gli anziani, avere minor mezzi di trasporto pubblico e strade impraticabili, per quale motivo non dovrei trasferirmi nella città dove magari lavoro?

In un momento di difficoltà straordinario in cui forse è ancora possibile salvare il nostro territorio, non basta l’ordinarietà promessa e messa in atto da Valentini. Servono scelte coraggiose e alternative. L’ideale sarebbe porre le condizioni per la creazione di posti di lavoro ma se la programmazione economica è compito soprattutto degli organi legislativi (Stato e Regioni), la carta che possiamo provare a giocarci con i propri mezzi è forse quella dei servizi, delle politiche abitative e del vivere bene. La raccolta dei rifiuti efficiente, il sostegno alla genitorialità (asili nido e dopo scuola), il piccolo commercio e la qualità  dei prodotti alimentari, aree per aggregazione sociale e culturale, la pianificazione dello sviluppo urbanistico che non svuoti i centri storici a scapito di nuove anonime aree commerciali, un piano di edilizia residenziale alla portata delle tasche di tutti incentrata sul recupero dell’esistente. Incipit politici per pianificare un vero progetto complessivo di rigenerazione urbana capace di garantire un futuro meno tetro per le aree rurali come le nostre.

Alessandro Placidi

Alessandro Placidi

Lavoro nella Pubblica Amministrazione come istruttore contabile dopo aver fatto per anni l'operaio metalmeccanico. Sono attivista sindacale della CGIL, amo fare sport all'aria aperta e viaggiare zaino in spalla; m'interessa la politica nazionale e locale. Non possiamo fare a meno di giudicare l'oggi per costruire il futuro: analizzare i fatti che accadono sotto casa nostra per inserirli nel contesto del mondo in cui viviamo può aiutarci a creare, anche in un "territorio disperso" come il nostro, una coscienza comune per costruire un mondo con meno disuguaglianze, razzismo, inquinamento e sfruttamento.

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